ah, i vampiri di una volta…

Per chi avesse davvero voglia di leggere i miei sproloqui, ecco un mio pezzo sui vampiri in tv, pubblicato su Nocturno di dicembre. Con Buffy, sempre nei nostri cuori.

“Chissà cos’avrebbe pensato Buffy, l’ammazzavampiri, davanti alla massiccia invasione di “non morti” che popola, oggi, schermi televisivi e cinematografici, oltre alle pagine di svariati best seller. Non sono pochi coloro che invocano, oggi, l’intervento della bionda impalettatrice interpretata da Sarah Michelle Gellar per porre fine a questo proliferare di canini appuntiti.

Apripista delle “serie sui vampiri”, in onda sulla ormai defunta WB dal 1997 al 2003, Buffy – The Vampire Slayer ha raccontato, per sei stagioni, le vicende di un gruppo di amici impegnati a contenere le forze del male, nella cittadina californiana di Sunnydale. Non solo, ha anche svolto un ruolo fondamentale nella storia della serialità: ibridazione di generi, autoironia e citazionismo, squisitissima cultura pop profusa a piene mani, e la creazione di un fortissimo fandom trasversale ed eterogeneo, pronto a sostenere la propria eroina in tutto e per tutto.

In Buffy, i vampiri – e non solo: la Cacciatrice ha il compito di combattere tutto il campionario della malvagità horror, da ogni tipo di demone, alle peggiori streghe, passando per zombie, mostri e stregoni – rivelano la propria natura nella deformazione del volto (avete presente Dal tramonto all’alba?) e, quasi tutti, finiscono ignominiosamente malmenati e impalettati dall’eroina della storia. Neanche Buffy, però, riesce a scampare l’inevitabile romanticismo impossibile: ben due storie d’amore “interraziali” e, proprio per questo, irresistibili, hanno fatto trepidare gli spettatori, prima quella con il vampiro “buono” Angel, poi quella con il vampiro “cattivo” Spike.

Proprio Angel, in fuga a Los Angeles nel tentativo di espiare le proprie millenarie colpe, si guadagna uno spin off (omonimo) tutto suo, dal 1999 al 2004: una L.A. molto più cupa dell’assolata Sunnydale, fa da sfondo alle avventure del vampiro che cerca di redimersi facendo l’investigatore privato e difendendo gli umani dalle tenebre. Da lì, è un crescendo. Per un po’, questa dimensione tra il noir e il poliziesco sembra essere la privilegiata ambientazione delle serie sui vampiri. Pensiamo allo sfortunato Moonlight, durato una sola travagliata stagione sulla CBS, che di Angel riprende una grande quantità di elementi: c’è il vampiro buono in cerca di redenzione (Alex O’Loughlin, oggi lo vediamo in Hawaii Five 0) che fa il detective a Los Angeles e si innamora di una mortale. Oppure al canadese Blood Ties, dove una bionda poliziotta, sospesa dal servizio, indaga su eventi soprannaturali, divisa tra l’amore per un fumettista vampiro e quello per un suo ex collega.

Poi arriva il successo mondiale (o l’ossessione morbosa, a seconda dei punti di vista) della saga di Twilight, scritta da Stephenie Meyer, e i vampiri ridiventano un affare da teen  drama. Ma, se in Buffy, i vari mostri non erano che il contraltare deformato degli adolescenti in crisi – con il proprio corpo, con il mondo, con i genitori, con la società – negli ultimi tempi la contaminazione tra avventure liceali ed elementi horror perde un bel po’ di sfumature, parallelamente all’evoluzione dei vampiri, che diventano sempre più belli ed invincibili. Provate a ripensare agli spaventosi Nosferatu di Murnau ed Herzog (o ai Conte Dracula di Bela Lugosi e Christopher Lee), e confrontateli con quei meravigliosi esemplari di perfezione che sono l’Edward Cullen di Twilight, i fratelli Salvatore di The Vampire Diaries, o anche i sensualissimi vampiri della Louisiana che popolano True Blood. Aumenta l’avvenenza e diminuiscono i punti deboli: i vampiri di Twilight e The Vampire Diaries non hanno neppure bisogno di nascondersi dalla luce del sole, né di dormire sottoterra, per non parlare di aglio, croci e acqua santa, rimedi che hanno smesso di funzionare da tempo.

L’inondazione di vampiri sembra inarrestabile: quest’estate la ABC ha lanciato The Gates, un drama ambientato in una lussuosissima comunità all’apparenza perfetta, ma in realtà popolata da non morti, lupi mannari e streghe; MTV propone Valemont, serie di miniepisodi ambientata in un’università per creature soprannaturali; perfino i britannici si adeguano al fenomeno, con la splendida Being Human della BBC, che segue le avventure di un vampiro, un fantasma e un lupo mannaro costretti a condividere un appartamento a Bristol; per non parlare poi di Supernatural, dove i vampiri, certo, non saranno protagonisti, ma ogni tanto fanno capolino, tra le varie creature cui i fratelli Winchester danno la caccia.

Certo, tra Bela Lugosi e Alexander Skarsgaard (il supersexy vampiro Eric di True Blood) la figura dei succhiasangue si è aggiornata: da cattivo horror per eccellenza a personaggio tormentato, dannato a vagare per l’eternità, nutrendosi di quelli che, un tempo, erano i suoi simili. La verità è che, di tutti questi prodotti all’apparenza monotematici, funzionano meglio quelli che sembrano prendersi meno sul serio: perfino The Vampire Diaries, serie teen della CW, nata come un clone di Twilight con al centro il consueto amore impossibile tra mortale ed immortale, sembra aver accantonato il noiosissimo triangolo amoroso tra Elena e i fratelli Salvatore per dedicarsi a complicate trame magiche che prevedono almeno un cadavere ad episodio.

Il caso di True Blood è emblematico: la terza stagione, conclusasi a settembre, è stata, per almeno la prima metà, folgorante. Una girandola di sangue, splatter, sesso, battute grondanti autoironia, complotti tra potentissimi non morti, che ha ceduto però il passo, negli ultimi episodi a un insoddisfacente nulla di fatto, proprio nel momento in cui ha tentato, non riuscendoci, di adottare un tono più serio.

Forse il segreto del successo degli eredi di Dracula sta proprio qui: dopo essere stato per decenni metafora di moltissime cose (repressioni sessuali, malattie virali, dipendenze, diversità), il vampiro sta diventando, almeno in tv, un gustoso pretesto per divertirsi. Nel calderone si può gettare tutto (anche qui, True Blood insegna): oltre agli storici nemici licantropi, anche streghe, mutaforma, divinità greche, creature magiche… forse, chissà, anche unicorni e alieni, prima o poi. Nello stesso tempo, si gioca con i generi cinematografici e con gli archetipi dell’horror, si strizza l’occhio allo spettatore, promettendogli (e, a volte, regalandogli), intrattenimento puro.

Almeno fino a quando gli affascinanti dissanguatori non verranno soppiantati, nei nostri cuori, da quale altro mostro: che il successo di The Walking Dead sia un campanello d’allarme? Altrimenti, quando saremo stanchi, ci penseranno Buffy o il buon Van Helsing: con un bel paletto appuntito, alla vecchia maniera.”

Articolo apparso su Nocturno di dicembre 2010.

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2 risposte a ah, i vampiri di una volta…

  1. Nic ha detto:

    mi fa sorridere come prima dell’avvento della saga Twilight un amante delle storie sui vampiri venisse considerato alla stregua del peggio nerd; oggi, invece, essendo fenomeno di massa, non essere “fan dei vampiri” (o almeno quelli che la gente crede siano i vampiri) ti marca automaticamente come un controcorrente rompiballe (e non credo che, in questo caso, si possa tirare in ballo l’improbabile questione del mutamento dei tempi) In ogni caso, bel post.

  2. Naima* ha detto:

    bè, in realtà gli anti-twilight (categoria della quale mi fregio di far parte) sono numerosi e agguerriti quasi quanto i pro-twilight. ed è così divertente. 😀
    grazie per i complimenti!

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