twin peaks birthday

“C’è un mistero da svelare. Anzi, a dire il vero, ce ne sono molti. Si moltiplicano e si accumulano, srotolandosi, uno dopo l’altro, lungo il filo delle puntate. Ci sono moltissimi personaggi, e, insieme a loro, intrighi, manipolazioni, tradimenti. I generi si ibridano, scivolando dal dramma al noir, dalla fantascienza al mistery. Tanti tasselli di un puzzle che spettatori attenti e fedeli cercano di assemblare, persi dentro un infinito dibattito che si allunga, settimana dopo settimana. I primi tasselli appartengono ai territori del reale, ma, sempre di più, si finisce per sconfinare nel fantastico e nel soprannaturale: il bianco e il nero si oppongono, in una lotta per la conquista delle anime.

Non si sta parlando, per l’ennesima volta, dell’inflazionatissima sesta stagione di Lost, ma di un’altra serie, una con qualche anno in più sulle spalle. Vent’anni, per la precisione: è questa l’età di Twin Peaks, due stagioni per la ABC, creata da David Lynch e Mark Frost e andata in onda, sugli schermi statunitensi, a partire dall’8 aprile 1990. Prima dell’isola – e prima di X Files, prima di E.R., altre rivoluzioni della serialità che devono molto, e dichiaratamente, al lavoro di Lynch – c’era Twin Peaks, una cittadina sperduta della provincia americana, nello stato di Washington, circondata da una foresta misteriosa, anche questa popolata di fantasmi e sussurri. La madre di tutte le domande che alimentano le conversazioni mattiniere alla macchinetta del caffè, è quel tormentone mai sopito, “Chi ha ucciso Laura Palmer?”, pronunciato da chiunque, almeno una volta nella vita. La risposta, per chi non lo sapesse, giunge anche abbastanza presto, verso la metà della seconda stagione (pessima mossa del network che, dallo svelamento del mistero principale in poi, comincerà a perdere ascolti), ma, a quel punto, una grande quantità di altri interrogativi ha spalancato un vaso di Pandora.

Un nano che parla al contrario, un gigante, la Signora del Ceppo, l’uomo dal braccio solo, Mike e Bob, la crostata di ciliegie più buona del mondo, la Loggia Bianca e la Loggia Nera: sono solo alcuni tra i bizzarri personaggi che capiteranno sulla nostra strada e su quella dell’agente FBI Dale Cooper, chiamato a Twin Peaks per investigare sull’omicidio della bellissima e popolare diciottenne Laura Palmer. Del resto, su un piano più prosaico, non mancano nemmeno criminali, prostitute, imprenditori senza scrupoli, spacciatori e associazioni segrete, a disegnare, come spesso si è detto, il panorama di un’America di provincia che sotto la superficiale facciata di perbenismo nasconde delitti, pulsioni, segreti. I segreti di Twin Peaks (questo il titolo italiano della serie, trasmessa per la prima volta da Canale 5, nel 1991) si muove incessantemente tra i diversi livelli, passando con facilità dalla critica sociale alle inquietudini filosofiche e anche orrorifiche degli spettatori, attraverso il mezzo del surreale, di cui Lynch, si sa, è maestro.

Sul piano del racconto, in fondo, Twin Peaks, almeno all’inizio, è un noir mescolato alla soap; un’operazione che il co-creatore, Mark Frost, aveva già effettuato con Hill Street Blues, considerato il capostipite delle serie a narrativa multilineare. Ciò che è davvero innovativo – oltre al valore autoriale che una firma come quella di Lynch conferisce – è il gioco con gli spettatori appassionati che, forse, davvero, in televisione capita per la prima volta. “Chi ha ucciso Laura Palmer?” non è tanto una domanda, quanto un simbolo del culto che la serie televisiva ha generato negli anni, fondendosi irrimediabilmente con la cultura popolare condivisa. E’ così che Twin Peaks conquista, per la prima volta, tutte quelle potenzialità che distanziano la tv dal cinema, ponendosi come archetipo della quality television e dando vita, in questi vent’anni, a uno stuolo di autorevoli, e bellissimi, emulatori.”

Articolo apparso su Nocturno.

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