un ricordo

pertini al funerale di berlinguer

Il modo migliore di pensare ai morti è pensare ai vivi.

Io, quando è morto Pertini, me lo ricordo, anche se avevo solo otto anni. Me lo ricordo perchè mia madre ha pianto. Niente di esagerato, niente fiumi di lacrime e di disperazione. Però me lo ricordo, il suo viso che diventa scuro, il respiro che per un attimo inciampa e gli occhi che si fanno lucidi fino a straboradare. Si è seduta sul divano, si è coperta gli occhi con le dita, per un po’, e quando si è rialzata per riprendere a lavorare, sembrava che tutto fosse un po’ più pesante.

Io me lo ricordo, perchè ricordo che non capivo bene questa cosa, che si dovesse piangere la morte di qualcuno che nemmeno si conosceva veramente. E ancora, è una cosa che anche oggi mi sembra sempre vagamente ipocrita e perbenista, quel genere di situazioni in cui non sai bene come comportarti, quali siano i movimenti giusti da fare. Figuriamoci, poi, gli anniversari delle morti. Come disse una volta Pertini stesso, il modo migliore per pensare ai morti è pensare ai vivi. Però mia madre, quella volta, non era ipocrita nè perbenista, perchè non la stava mica guardando nessuno, tranne me, che ero solo una mocciosa di otto anni, e Pertini, quasi non sapevo chi fosse. Probabilmente davvero, il mondo senza Pertini, le sembrava più vuoto di un pezzo.

In ogni caso, dicevo, le commemorazioni, non sono tanto una cosa nelle mie corde. Però, dopo il decennale della morte di Craxi, che per una settimana non si è parlato d’altro, sembrava che volessero intitolargli una via in ogni città d’Italia, tutti giù a sbrodolare puttanate sul grande statista che sarebbe stato, e tutto il resto, e poi al ventennale della morte di Pertini, non una parola, non un qualunque a caso membro di una qualunque a caso di istituzione che si lasci sfuggire una parola in memoria di un uomo che, lui davvero, ha messo la propria vita intera a disposizione di noi tutti.

Ora, a me le commemorazioni, dicevo, non è che mi dicano granchè. Però, questa volta, nel piccolo del mio infimo blog, un ricordo ce lo voglio lasciare, di Sandro Pertini. Così, giusto per un tentativo, minuscolo, di riequilibrio.

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