impressioni di febbraio

macchina

La mia mente esonda liquida e si scioglie sulla tastiera.

Per questo che poi certi tasti non funzionano. Tipo la s la devo sempre schiacciare un paio di volte. E poi c’è il tasto sinistro del touchpad tutto consumato. Un’ellisse grigiastra in mezzo al nero, mio padre mi sente bestemmiare dal salotto e viene a vedere “che succede?”, ci sono io che stringo forte le nocche attorno al bordo della scrivania, perchè il pc si è spento, ancora una volta, nel bel mezzo di qualcosa. Anche le nocche, diventano grigiastre, come quella macchia lì. Mio papà dice “si vede che questo computer ha già fatto settecentomila chilometri, si vede da quella macchia lì”, quell’alone grigiastro consumato sul tasto sinistro del touchpad.

Inspiro, espiro, avvio. Rumore di ventole che girano, la musichetta di Windows – chissà se è questa quella composta da Brian Eno, oppure era un’altra, chissà se Brian Eno lo sapeva, quando ha accettato di comporre la musica di Windows, che avrebbe catalizzato l’odio e la frustrazione di generazioni, ma cosa gliene potrà poi fregare, a Brian Eno, chissà quanti soldi gli avranno dato – “chissà quanti soldi gli avranno dato”, la frase killer di ogni elucubrazione. Inspiro, espiro, avvio. Nel frattempo la luce si sposta sul muro di fronte, disegnando i giorni. Febbraio se n’è quasi andato, inghiottito dentro la musica di Brian Eno e i tasti della tastiera tutti appiccicaticci di appunti mentali, collegamenti e parole scartate.

Come tutte quelle s, quelle ribattute mille volte, sulla tastiera, forse si accumulano ai bordi dei tasti, insieme alla polvere, e agli avanzi di cibo.

Un po’ mi sento in colpa, con febbraio, per non averlo cagato di pezza. Mi spiace, febbraio, sul serio, non volevo. Per certi versi è stato un po’ come quando ti metti a dormire per fare passare più veloce un’attesa. Ogni tanto ti svegli e controlli l’ora, lanci un’occhiata al muro e vedi le giornate allungarsi, e sotto la lingua inizi a pregustarti la primavera. E non me ne voglia, febbraio, certo non è colpa sua, ma arriva sempre in quel punto dell’inverno quando ormai tutti, anche gli entusiasti della neve, dell’inverno si sono rotti i coglioni.

Poi comunque, qui in attesa, in questo campo di battaglia, fatto di fortezze di libri e di cadaveri di parole abbandonate, a guardare febbraio scorrere sul muro, non ci sto poi malissimo.

A parte quando il pc si spegne, a caso, ancora una volta, e volano le bestemmie, si riavvia la musica di Windows, e siamo punto e a capo.

Inspiro, respiro, avvio.

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Una risposta a impressioni di febbraio

  1. Oriettina ha detto:

    maledetta tecnologia!!!
    mi son messa a scrivere la tesi alla vecchia maniera, ovvero carta e penna.
    il mio pc tempo fa ha volatilizzato una cartella intera di tesi, tesine a metà e anni di università.
    altro che aiutarci, la tecnologia ci farà venire un infarto a trent’anni!!!

    baciozzi

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