rimembranze

memories

Io nel 1992 avevo dieci anni. D’accordo, ho di sicuro l’enorme fortuna di essere cresciuta in una famiglia in cui l’attenzione per l’attualità e l’impegno politico sono all’ordine del giorno. Però avevo dieci anni – un’età in cui i miei interessi principali erano i libri Junior Mondadori, le Barbie, i quaderni di scuola, il mio gatto Lillo, le mie amiche Betty e Marta, i pattini Fischer Price, la bicicletta, le lezioni di danza, e via dicendo – e Tangentopoli me la ricordo. Me la ricordo bene.

Mi ricordo questo clima di euforia diffusa, il telegiornale sempre acceso sul Palazzo di Giustizia; mi ricordo Paolo Brosio e Un Giorno In Pretura; mi ricordo Antonio Di Pietro eroe nazionale, che a Napoli gli avevano fatto pure la statuina del presepe, e che, da un sondaggio, risultava essere il personaggio pubblico più conosciuto d’Italia, più di Craxi, di Falcone, del Papa (Berlusconi, all’epoca, se lo filavano ancora in pochissimi, pensate che meraviglia); mi ricordo quelle parole magiche, avviso di garanzia, perchè mi sono fatta spiegare cosa volesse dire, visto che ne parlavano tutti; naturalmente mi ricordo dell’Hotel Raphael e delle monetine; più di ogni altra cosa, mi ricordo distintamente quell’elettricità nell’aria, e un senso di felicità e di rivalsa, assolutamente trasversale e contagioso, in chiunque. Chiunque. La gente comune, intendo, si sentiva liberata di un peso enorme e, finalmente, qualcosa che sembrava impossibile – rovesciare un sistema di poteri profondamente ingiusto ma talmente radicato da apparire immutabile – si stava realizzando, ed era anche più facile del previsto.

Quello di cui non mi capacito è: se me lo ricordo io, che all’epoca avevo dieci anni, che ero una bambina che si preparava a finire le scuole elementari e che leggeva le novelization di Beverly Hills 90210 di nascosto sotto il banco, com’è possibile che tutti gli altri, quelli che magari di anni ne avevano venti, o trenta, o quaranta, o più, adesso si facciano raccontare queste balle colossali sulla guerra civile, l’abuso di potere dei giudici, il colpo di stato politico, e tutte le puttanate che, in questi giorni di riabilitazioni arbitrarie, vengono vomitate dalla bocca dei più svariati parlamentari&opinionisti? Come diavolo è possibile? Loro c’erano! Loro erano adulti, e consapevoli! Magari non erano attenti alla politica come i miei genitori, ma erano comunque tra quelli felici, tra quelli che spulciavano il Corriere per sapere chi sarebbe stato il prossimo, tra quelli che a Craxi gli avrebbero tirato robe ben più pesanti.

Io posso anche capire che quando senti Gasparri dire che lui è stato eletto nel ’92, quasi ti viene da rimpiangere Forlani e Citaristi, ma sospetto che non sia questo il motivo. E’ questa cosa assurda che non riesco a spiegarmi, la stessa magia della crisi che scompare, perchè alla tv Barbara D’Urso e l’Italia sul 2 ti dicono che non c’è, e tu ci credi, anche se il vero motivo per cui stai guardando l’Italia sul 2 al pomeriggio è, probabilmente, che non trovi uno straccio di lavoro. Come credere alle previsioni del tempo che ti dicono che c’è il sole mentre fuori piove. Che aprire la finestra fa fatica, e poi se lo fai sei un pessimista comunista stalinista leninista maoista castrista sterminatore di dissidenti nei gulag.

Del 1992 ho anche altri ricordi, indelebili e collettivi. Un’autostrada divelta, sotto il sole. E una via di un quartiere residenziale di Palermo, neanche due mesi dopo, strabordante di auto della polizia, e di pianto. E ricordo una rabbia sorda e un dolore impotente, anche quello diffuso, tra tutti, da Nord a Sud, senza divisioni. Ecco, quella volta lì, forse, mi sono sentita italiana. Ma, forse, quella sensazione, chissà, l’ho solo immaginata.

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Una risposta a rimembranze

  1. Zion ha detto:

    condivido tutto (anche i libri Gaia Junior mondadori) e sono felice di leggere una così lucida fotografia di quello che sta succedendo ogni giorno, qui in italia.
    Forse anche in altri posti al mondo, ma nessuna che sia una democrazia, credo…

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