un grande paese

il logo più bello degli ultimi centocinquant'anni

Quando la scorsa primavera/estate è venuto fuori tutto il bordello (ed è proprio il caso di usare questa parola) su Berlusconi Papi Letizia Noemi la D’Addario Topolanek le veline Tarantini Veronica “miomaritoèmalato” Lario, ho pensato che in fondo un po’ mi dispiaceva che, con tutte le merdate immonde fatte dal Silvio in tanti anni di onorata carriera criminale, venisse mandato a casa per una questione di corna & zoccole. Voglio dire, un po’ come Al Capone che era un big boss mafioso, ma è stato incastrato per una storia di tasse non pagate. Intendiamoci, qualunque modo di togliersi dai piedi gente del genere è ben accetto, però che uno vada a troie o a trans o tradisca la moglie sono più che altro cazzi suoi, la politica non c’entra niente – certo, a meno che il politico in questione non mi sfracassi la minchia con puttanate sulla sacralità del matrimonio e della famiglia, impedendomi dei diritti sacrosanti, perchè questo sì, questo mi fa incazzare.

E insomma, per fortuna ho dovuto ricredermi. Per fortuna viviamo in un grande paese, ragazzi, un paese dalla mentalità talmente aperta che l’immagine del vecchio porco non è stata scalfita minimamente dal suo andare a mignotte; la cattolicissima Italia che, in nome di cattolicissimi valori morali, sfascia la faccia agli omosessuali che – sacrilegio! – osano addirittura pretendere di camminare per strada, la cattolicissima Italia che non lascia morire in pace Eluana Englaro o Piergiorgio Welby, la cattolicissima Italia che ti costringe a girare venti ospedali prima di trovare un medico disposto a prescriverti la pillola del giorno dopo, questa cattolicissima Italia qui è già tutta pronta a rivotarlo in massa, lui e il suo Partito dell’Amore, contro il perfido Network dell’Odio.

Certo, infiniti ringraziamenti vanno profusi alla Sinistra dell’Amore, una sinistra dal cuore talmente grande da non chiedere nemmeno le dimissioni del farabutto che rivela segreti di stato nel lettone di Putin, che regala poltrone in cambio di un pompino, che ci fa vergognare dei nostri natali ogni volta che noi si varchi il confine per andare in un paese civile. Una sinistra generosa, che accoglie a braccia aperte il Grande Centro di Pierferdy, i Radicali, CHIUNQUE, tranne fomentatori d’odio&violenza, come quello là, quel Nicky Vendola, no no, lui no, è cattivo e pessimista e pure frocio. Una sinistra che prepara con caaaaaaaaaaaaaalma la peggiore campagna elettorale che io abbia mai visto. Negli ultimi centocinquant’anni.

Intanto, un paese della Calabria è infiammato da una guerra civile tra braccianti africani e cittadini italiani.  La caccia al negro è uno sport diffusissimo. Intanto la disoccupazione cresce, i primi a farne le spese sono i giovani, soprattutto i laureati, che non trovano un lavoro che non sia precario a vita, ma Castelli da Santoro dice che è colpa loro, dei giovani, perchè non hanno voglia di lavorare, lui quand’era alle elementari con Formigoni in una classe di 220 bambini si alzava alle quattro del mattino e andava a dormire alle cinque di notte (o qualcosa del genere). La Gelmini istituisce le quote di stranieri nelle classi. Un paio di giunte pidielline sgombrano campi rom proprio nella notte in cui fa meno tredici gradi. Brunetta vuole cambiare il primo articolo della Costituzione, forse perchè i lavoratori invece di lavorare decidono di passare al gelo le feste di Natale, a godersi il panorama innevato dai tetti delle fabbriche dove rischiano il licenziamento.  Non funziona niente. Ma niente di niente. E il film di Natale di Neri Parenti viene dichiarato film d’essai (e non ditemi che non c’entra, perchè tutto c’entra, tutto si tiene).

Questo grande paese, così generoso e aperto, seduto davanti a una tv che gli racconta una realtà fittizia, e lui ci crede, beato, basterebbe affacciarsi alla finestra per capire che sono tutte frottole, ma no, a lui piacciono le favole. Del resto, si sa, dai, noi italiani, in fondo, siamo dei bambinoni, bonaccioni, simpatici, allegri, ci piace la pizza, ci piace cantare, il sole, il mare, il tramonto, e la mamma è sempre la mamma, e se puoi fare il furbo lo fai, e che sei, scemo?

Questo grande paese, vaffanculo.

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7 risposte a un grande paese

  1. Gianni ha detto:

    Qual è il problema con le quote?
    Qual è il problema nel dire che non ci devono essere troppi stranieri in una classe. A parte il fatto che più italiani ci sono e più hanno occasione di parlare l’italiano, praticare l’italiano, imparare l’italiano.
    Poi spesso lo straniero, anche per problemi di lingua (a casa spesso non pratica l’italiano!) fa un po’ più fatica in classe. Quindi meno stranieri ci sono in classe e più i professori riescono a seguirli.

    Ciao, Gianni.

  2. Naima* ha detto:

    ciao gianni!
    davvero pensi che le quote vengano fatte nell’interesse dei bambini stranieri e non perchè i genitori italiani hanno paura che i loro figli italiani “restino indietro”?
    o, molto più verosimilmente, per motivazioni più o meno razziste?
    inoltre, le quote sono assolutamente inutili, in quanto la maggior parte dei figli di migranti ha la cittadinanza italiana, ormai. di conseguenza, è più che altro una manovra politica.
    per parte mia, credo che, più di ogni altra cosa, sia fondamentale insegnare ai bambini – italiani e stranieri – che non esistono discriminazioni di alcun tipo. dividere, in qualunque modo, fare le quote di questo o di quello, vuol dire tracciare delle linee che, a mio personale modo di vedere, non esistono che nelle nostre teste.
    i bambini imparano meglio, e di più, in classi ricche di rispetto reciproco, e di stimoli, e di collaborazione.
    per seguire bene i bambini ci vogliono insegnanti preparati, e magari non precari. il modo di lavorare bene, anche in una classe estremamente eterogenea, si trova. cancellare dalle teste delle persone i confini razzisti tracciati nell’infanzia, è molto molto più difficile.

  3. Rei ha detto:

    La cosa che più mi lascia perplesso, quando non sono indignato, è questa: chi lo decide se e qundo un bambino è “straniero”? Ovviamente non parlo dei casi “chiari”, cioè dei bambini appena trasferiti qui, ma di quelli un po’ più “complessi, tipo, chessò, dei bambini nati qui. Perché se un bambino è nato in Italia allora ha la cittadinanza italiana, quindi è italiano. E stop.
    Cosa vogliamo fare quindi? Un test di lingua? Bene allora lo facciamo a tutti.

  4. Gianni ha detto:

    A parte che il leghista medio è sempre un po’ razzista, il punto qui è un altro.
    Naima* un preside un bel giorno si potrebbe svegliare e decidere di mettere tutti gli stranieri in una classe. Lo potrebbe fare o lo ha anche già fatto. Questa io la chiamo segregazione. Le quote lo impedirebbero.
    I bambini stranieri imparano meglio, e di più, in classi con pochi loro connazionali (che vedranno comunque in cortile, a casa, in palestra etc.) e con molti bambini che parlano l’italiano correttamente perché sono nati in Italia (figli di italiani o di stranieri che siano).

  5. Naima* ha detto:

    io direi che il leghista è sempre razzista, punto.
    mi spiace, non ho vie di mezzo su chi vota lega.
    e poi non vedo perchè, per evitare un comportamento totalmente ghettizzante, si debba prendere un provvedimento “leggermente” ghettizzante. piuttosto fai una circolare che vieti espressamente di fare una classe di soli bambini stranieri, punto.
    io credo che questa storia delle quote sia semplicemente inutile, e quindi sostanzialmente una mossa politica per rassicurare il leghista medio. quando, contemporaneamente, gli insegnanti e la scuola vivono una situazione catastrofica e sarebbero ben altri i provvedimenti da prendere.
    come dicevo più sopra, investite nella preparazione degli insegnanti e tirateli fuori dal precariato costante: è quello il modo per avere classi serene e bambini che lavorano bene.

  6. Gianni ha detto:

    > piuttosto fai una circolare che vieti
    > espressamente di fare una classe di soli
    > bambini stranieri, punto.

    Esatto è proprio questo il punto!
    Bisogna stabilire un limite al numero di stranieri per classe. Si tratta solo di capire quale sia questo limite.
    Certamente 100% di bambini stranieri non va bene. Tutti lo capiscono. Non c’è neanche bisogno di spiegare il perché. Sei d’accordo anche tu.
    Ma neanche 90% va bene, tantomeno 80%. 70% no.
    60% è ancora troppo. 50% non ci siamo. 40% forse meglio calare ancora.
    Ecco facciamo una circolare che favorisca il rimescolamento e allontani qualsiasi tentazione segregazionista. Forse 30% è ancora troppo (almeno lo è sicuramente per me! Che potrei dire che la ministra è razzista in quanto permette classi così sbilanciate che non favoriscono assolutamente l’apprendimento della lingua da parte degli stranieri). Comunque 30% può andare (sempre meglio di 40% fino a 100%!
    Non è che perché i leghisti ti stanno sulle balle e sono razzisti, qualsiasi provvedimento prendono non deve andare bene a prescindere.
    Se ad esempio la ministra mandasse una circolare in cui si impone non devono esserci più di 25 alunni per classe, non è che allora diciamo che la ministra è elitista e antidemocratica.
    Per affermare che le quote sono inutili dovresti portare qualche pezza d’appoggio quantomeno sulla loro inutilità didattica.
    Quando ero all’estero per studiare io ad esempio fuggivo i miei connazionali come la peste. E non per razzismo naturalmente. E’ che se vai all’estero per imparare una lingua meno connazionali frequenti e prima e meglio impari.

    gianni

  7. Naima* ha detto:

    mmm… ma una classe di soli bambini stranieri è ghettizzante se nella stessa scuola poi ci sono classi di soli italiani. se in quella scuola sono tuti stranieri, non si pone proprio il problema.
    voglio dire, non è che – salvo casi particolari – nelle classi gli stranieri sono tutti provenienti dalla stessa nazione, anzi.
    cioè, a parte posti come prato, dove la comunità cinese è enorme, in generale ci sono bambini con provenienze diversissime. mia mamma fa la maestra elementare e nella sua classe ci sono bambini marocchini, cinesi, tunisini, iraniani e albanesi. e italiani, naturalmente.
    io non critico il provvedimento in quanto leghista, ma in quanto razzista.
    se in una classe ci sono dieci bambini di dieci diverse nazionalità diverse e dieci bambini italiani, il problema della lingua non si pone, perchè dovranno tutti parlare italiano, anche tra di loro, per capirsi.
    è un po’ come quando andavo a fare i campi studio di inglese in inghilterra, i maestri erano inglesi e noi studenti eravamo tutti di nazionalità diverse, fuorchè inglesi, naturalmente.
    se mai potrebbe essere vero che bambini con difficoltà a parlare l’italiano possono “rallentare” l’insegnamento, ma lo rallentano anche i bambini meno svegli, quelli con problemi d’apprendimento e attenzione, quelli con problemi familiari, insomma, TUTTI rallentano l’insegnamento, tranne i bambini prodigio, che sono anche quelli che, quasi quasi, imparerebbero lo stesso stando a casa e leggendo i libri.
    il fatto è che, soprattutto alle elementari, non è tanto questione di apprendere tanto e in fretta, quanto di porre le basi su cui costruire tutto il resto. anche lentamente, se necessario, chissenefrega.
    per conto mio, una classe che ospiti bambini provenienti da tutto il mondo è una classe ricca e stimolante, anche problematica, certo, ma tutto sta nella capacità del docente di trovare il modo di lavorare con la classe.
    per cui, torniamo al punto base: investire sulla scuola e sugli insegnatni, è da lì che parte ogni civiltà democratica.

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