brown years #2

frank

“Io, Frank, dal vivo, l’ho visto quattro volte. Quattro volte. La più memorabile è stata nell’estate del Settantaquattro, al Vigorelli, a Milano. Perchè c’era Beppe, Beppe Facciadicavallo, che lavorava insieme al service, insomma, montava e smontava il palco, e così Beppe Facciadicavallo ci ha fatti entrare prima per sentire il soundcheck e così ci siamo ritrovati tutti sotto il palco, a pochissimi metri da lui, da Frank, che faceva il soundcheck, provava, riprovava, parlava con i tecnici, faceva suonare ognuno degli altri musicisti, uno alla volta, sistemava le luci, accese, spente, accese, spente.

Accanto a noi, appoggiato alle transenne ad ascoltare il soundcheck c’era Cucciolo, del Banco del Mutuo Soccorso. Il Banco erano quelli che cantavano Non mi rompete – ‘non mi svegliate, ve ne prego, ma lasciate che io dorma questo sonno…’ – e lui lo chiamavano tutti Cucciolo, perchè era davvero enorme, e con un sacco di barba e capelli, sarà pesato duecento chili, non so. E insomma, a un certo punto, dopo mezz’ora di luci accese, luci spente, luci accese, luci spente, Frank si è rotto le palle, si è fatto dare una scala a pertica lunghisssssima ed è salito su lui, da solo, a sistemare le luci. Solo che a un certo punto deve aver perso l’equilibrio, perchè la scala si è messa ad ondeggiare paurosamente, e lui è rimasto appeso al traliccio, con i piedi che scalciavano nel vuoto. Tutti guardavamo in su, con il fiato sospeso.

E’ stato un attimo, poi con le gambe è riuscito a riacciuffare la scala, è sceso ridendo e ha detto basta, apposto, andiamo a cenare, che è meglio. Noi siamo rimasti lì, con la sera che veniva giù piano, noi, e anche Cucciolo del Banco del Mutuo Soccorso, e tutto il resto del pubblico che lentamente, come la sabbia di una clessidra, riempiva il prato. Il pubblico che aveva comprato il biglietto, eh, perchè costava duemilalire e tutti dicevano che era troppo, un prezzo assurdo, io lavoravo e me lo potevo permettere, e così l’avevo comprato, ma fuori dal Vigorelli c’era pieno di gente incazzata nera che voleva entrare, perchè duemilalire erano uno sproposito, e poi la musica è di tutti, echeccazzo.

A un certo punto, si sentivano già i cancelli che tremavano, perchè tutta la massa di gente senza biglietto si era accalcata lì addosso, e faceva casino e voleva entrare, ed era ormai quasi buio. Abbiamo sentito un suono di chitarra venire dal palco, un suono tutto distorto che non somigliava a niente, però non si vedeva nulla, perchè le luci erano tutte spente e il palco era buio, si sentiva solo quest’improvvisazione di chitarra che si rimasticava su e giù le note, e si vedeva solo un minuscolo puntino rosso, una luce piccolissima che bruciava in mezzo al nero.

Poi abbiamo capito cos’era, era la Winston Rossa di Frank appoggiata sulle chiavi della chitarra di Frank, ed era la chitarra di Frank quella che si stava mangiando su e giù le note, ed era Frank che improvvisava, avanti e indietro, aspettando. Sì, aspettava. A un certo punto i cancelli sono venuti giù, e tutta la gente, come un fiume tranquillo, è dilagata all’interno, è andata a prendersi il proprio posto, ha riempito gli stracci di prato rimasti deserti.

A quel punto, allora, Frank ha smesso di suonare. Ha raccolto la sigaretta e ha aspirato l’ultimo tiro. Le luci si sono accese. Il resto del gruppo, pezzi dei Mothers Of Invention, lo hanno raggiunto sul palco. Frank li ha presentati, uno ad uno. E poi, ha dato inizio al concerto.”

A proposito di anni marroni.

[Per amor di completezza, aggiungo che un caro amico del Pierlu – il Pierlu è, naturalmente, il portatore sano di questo ricordo – un caro amico del Pierlu ha impostato Non mi rompete del Banco del Mutuo Soccorso come propria segreteria telefonica.]

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