cinquecento giorni d’estate

che il poster in linguaorientalesconosciuta fa un sacco indie

E’ che ierisera, invece di andare a dormire presto per poi poter oggi combinare qualcosa di utile, ho visto questo film qui di cui tutti parlano. Cioè, non è che ne parlano tutti come di Avatar, diciamo che ne parlano tutti nell’ambiente un po’ indie alternativo dei piccoli culti, insomma, l’ambiente da Sundance Film Festival, per intenderci. E quindi.

Io ero una grande amante dei film da Sundance. Avete presente? Quelle commedie che si lasciano guardare senza sforzo, e però sono anche intelligenti, e con quel retrogusto amarognolo che fa tanto “io ho capito tutto della vita”, e con quell’estetica sempre un po’ vintage che fa tanto “nostalgia” e quindi anche un po’ “malinconia”. Sono assolutamente convinta, per dire, che Little Miss Sunshine sia un vero e proprio capolavoro. Già su Juno inizio a dire, vabbè, bello, eh, per carità, e poi Ellen Page è davvero forte, ed è bassa quanto me, e la poltrona spostata in mezzo al giardino e il telefono hamburger e le disquisizioni su Dario Argento, tutto molto figo, però in sostanza, appiccicato addosso, alla fine, mi rimane già molto meno.

Questo (500) Days Of Summer – okay, non voglio buttarla sempre sul doppiaggio, ma volete spiegarmi il motivo di tradurre, in italiano, il nome della protagonista da Summer in Sole? C’è ancora qualcuno, in questo inizio di secondo decennio del duemila, che non sappia che summer vuol dire estate? Vabbè, mettiamo anche che sia così e quindi traduci il nome per tradurre il gioco di parole; per quale motivo, allora, il titolo italiano non è (500) giorni di Sole ma (500) giorni insieme, che, tra l’altro, sembra il titolo di una tragicommedia hollywoodiana smielatissima da mezza età e quintali di fazzoletti consumati? Vabbè, chi se ne frega, tanto io l’ho visto in inglese, ciao – dicevo, questo (500) Days Of Summer appartiene allo stesso giro, è tanto tanto indie, con le musiche indie, le pettinature indie, le citazioni indie. Ed è tanto tanto vintage, con i vestiti vintage, la carta da parati vintage, la luce obliqua marrone vintage delle foto anni settanta. C’è Ringo Starr, c’è Il Laureato, c’è Bergman, c’è la Nouvelle Vague, c’è l’Ikea. C’è il karaoke, ci sono i biglietti d’auguri, i filmini sgranati in super8, i vinili, la lavagna col gesso. Una colonna sonora che la senti e ti ritrovi con i pantaloni strettissimi a sigaretta e una maglia a righe orizzontali e gli occhiali con la montatura grossa. E  ci sono gli split screen. E la voce fuoricampo. E i salti narrativi e temporali.

Ma non è tutto ciò a darmi fastidio, anche se è inevitabile che, ormai, questo gioco qui di originale abbia pochissimo, lo sgami subito ed è inevitabilmente furbo; e funziona davvero solo quando il film è valido, o quantomeno davvero strambo e genialoide, come per esempio, che so, i Tenenbaum. In ogni caso, sono tutte cose piacevoli, a vedersi, anche se hanno smesso da un po’ di meravigliarmi. Questo film qui, come altri suoi omologhi, è costruito un po’ tipo una bancarella di souvenir di Parigi. Ci sono un sacco di scenette appiccicate insieme, estremamente carine, per carità, e anche, più o meno, autoconclusive. Fatte apposta per essere tagliate e riportate su YouTube e ribloggate ovunque. Insomma, fatte apposta che tu ti scegli la tua preferita e te la porti a casa come ricordo di quel posto lì dove sei stato, e quel posto lì era un film intitolato (500) Days Of Summer.

Ma non è nemmeno questo, a darmi fastidio (abbiate pazienza, ci arrivo), anzi, mi piace questa cosa che posso portarmi a casa la mia citazione come ricordo. Quello che mi dà fastidio è che i personaggi sono odiosi. Non sembrano odiosi, all’inizio, perchè in realtà sono costruiti per immedesimartici, soprattutto lui, Tom, tenero, che si innamora di lei, Summer. Non sembrano odiosi, perchè lei, Summer, è interpretata da Zooey Deschanel, e Zooey Deschanel è adorabile sotto ogni aspetto, e non puoi odiarla neanche se ti impegni. Però c’hai questo senso di fastidio lungo tutto il film, e non sai bene spiegartelo, poi alla fine ti accorgi che è perchè ti hanno preso in giro, e in realtà i protagonisti sono odiosi. Lui è un lagnoso insopportabile, lei una maniacodepressa. Lui è ingenuo e zuccheroso come neanche una twilighters fanatica, lei volubile e schizofrenica e anche un po’ stronza. La brutta e banalizzata copia di Joel e Clementine di Eternal Sunshine of a Spotless Mind.

Eternal Sunshine of a Spotless Mind non lo cito a caso, anzi, è proprio il film che ti viene in mente e ti ricorda cosa vuol dire fare un film davvero doloroso sull’amore e i rapporti di coppia. In questo (500) Days Of Summer, alla fine [occhio, spoiler!!!] la Summer del titolo, dopo aver fatto soffrire come un cane il piccolo Tom, perchè lei “non crede nell’amore”, si sposa con il primo pisquano che la abborda in un bar. Ne deduce che l’amore esiste davvero, yeah, aveva ragione Tom, mentre Tom – che, a mio avviso, avrebbe tutto il diritto di spaccarle una mazza da baseball sui denti – ne deduce che, se tutte le donne sono delle pazze furiose come Summer, l’amore non esiste… no, aspetta. Non può finire così, figuriamoci: nel posticcissimo finale consolatorio, Tom incontra Lyla Garrity Autumn (sì, Autumn. Nella versione italiana Luna, naturalmente. Sì, potete sbattere la testa sulla tastiera), una splendida ragazza che gli sorride, colpo di fulmine, yeah, l’amore esiste, figata.

Allora tu pensi al finale di Eternal Sunshine of a Spotless Mind, a quegli “okay” sussurrati tra i sorrisi e le lacrime, tra due persone che si sono appena ri-conosciute, e sanno già che si ameranno un sacco, e poi si odieranno un sacco, ma forse ci riproveranno lo stesso, forse no, è un casino – sono un casino, le relazioni, e quelle d’amore ancora di più – e ti dici che quello era un film con i controcazzi, e questo invece un po’ lo mandi a cagare. Non puoi farmi un film sul dolore dell’amore e poi farlo finire a pizza e fichi, “chiodo scaccia chiodo”. Tutto quello che hai costruito nell’ora e mezza precedente, lo butti nel cesso in un secondo, così.

In sostanza, e concludendo, quello che mi è piaciuto davvero tanto è la Los Angeles in cui si svolge la storia: bella e senza tempo, un luogo che non esiste nella realtà – Los Angeles è abbastanza orrenda – ma forse negli occhi di qualche innamorato sì. Ecco. Ah, e la ragazzina sorella del protagonista. Lei era forte. Forse è un po’ poco, ma tant’è.

E adesso basta, che devo combinare qualcosa di utile, assolutamente per forza.

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5 risposte a cinquecento giorni d’estate

  1. Rei ha detto:

    Se potessi essere meno d’accordo lo sarei, ma non mi è possibile perché sono già completamente in disaccordo. Così tanto che è inutile discuterne. Te lo volevo solo far sapere. XD

  2. Naima* ha detto:

    😀
    lo immaginavo, ho letto da qualche parte che questo film ti era piaciuto molto (che è anche uno dei motivi che mi hanno spinto a guardarlo, tra l’altro).
    ci tengo però a ribadire che non condanno il film in toto, eh, anzi.
    probabilmente se il finale non fosse stato così distante dalla mia sensibilità, ne avrei scritto una recensione entusiastica.
    secondo me queste commedie romantiche devono anche saperti un po’ prendere per il verso giusto, se no non c’è storia.
    in ogni caso, siamo estremamente nell’ambito del soggettivo.

    se dovessi cercare di essere super obiettiva, probabilmente lo definirei un bel film, solo un po’ furbetto.

  3. Rei ha detto:

    Sinceramente a me il finale è una delle cose che mi è piaciuta di più.
    Comunque sì, la questione cade nel soggettivo. Conta che ad un amico mio non è piaciuto davvero perché l’ha trovato una trasposizione troppo vicina alla sua vita e lui vorrebbe che un film lo facesse evadere dalla sua realtà piuttosto che ripresentargliela ancora e ancora. ;-D

  4. Keyala ha detto:

    le tue recensioni, che siano positive o negative, mi fanno sempre venire voglia di andarmeli a vedere da me questi film: per scoprire se mi fanno lo stesso effetto, e se sono d’accordo con te, e se noto le stesse cose o altre etc etc. Penso sia un bello, anzi bellissimo effetto per delle recensioni. Grazie! (Ah, ovviamente la locandina in giapponese è stata il mio specchietto per le allodole personale;)

  5. Naima* ha detto:

    keyala, grazie a te!
    credo che quello che hai scritto sopra sia una delle cose più belle che mi siano state dette… grazie!
    se hai voglia, dopo che hai visto i film, torna a commentare, chè la cosa più bella, alla fine, è discuterne!

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