ogni primo di gennaio

una delle cose che più mi piacciono del capodanno

Alla fine, il Capodanno è un espediente narrativo.

Tipo come nei film per teen ager, che c’è sempre il prom, alla fine, cioè, il ballo di fine anno, e tutti i nodi vengono al pettine, tutte le storie si incontrano, e si incrociano, e quella che doveva diventare reginetta diventa reginetta e piange, e lei e il suo principeazzurro finalmente si baciano, oppure succedono macelli, tipo che la protagonista scopre che il bellimbusto la stava frequentando solo per scommessa e poi si è innamorato di lei ma lei pensa di no, insomma, quel genere di cose inevitabili di cui avevo, per altro, già accennato qua.

Ecco, poi nella realtà il ballo di fine anno delle high school è una roba un po’ triste e di un kitsch notevole, con le tipelle che indossano quegli orripilanti vestiti dai colori abbacinanti e sinteticissimi, e i sedicenni in smoking e brufolazzi che non si possono guardare, e la palestra della scuola addobbata con i festoni di cartapesta ma che, per quante scritte glitterate tu ci possa appiccicare in giro, sempre la palestra della scuola rimane. E, quasi sempre, il dj fa schifo. E, mi immagino, quasi sempre si finisce a vomitare nel parcheggio l’alcol da due soldi che ci si è fatti comprare dai cugini over 21 per fare colpo sulle ragazze, e il giorno dopo si deve avere un hangover di quelli memorabili.

Insomma, quel genere di cose che nei film è in un modo e nella realtà in un altro. Il Capodanno è così, c’è quest’ansia che monta e sembra che debba succedere tutto in quella notte di passaggio verso l’anno nuovo, tutti i ricordi e i rimorsi e i rimpianti dell’anno passato ti si addensano addosso spingendoti contro il muro della mezzanotte (e figurarsi poi, quest’anno, mica c’erano solo quelli dell’anno passato, ma addirittura di un decennio, roba pesisssima). E ti aspetti sempre qualcosa di rivelatore, una specie di epifania, in qualunque forma, che so, una visione alcolica, un sms inaspettato, un limone duro con un estraneo o con l’amore della tua vita che ritorna o con uno che credevi di no e invece poi sì. Delle parole solenni mescolate a un divertimento estremo.

Ma invece, nulla di tutto questo succede. Quasi mai. L’espediente narrativo non funziona, probabilmente perchè non viviamo in un racconto e quindi non abbiamo regole. O ne abbiamo diverse. Di certo, non abbiamo gli espedienti narrativi.

Di conseguenza, sono sempre molto più felice il primo di gennaio. [Scusa per la mia felicità…] Oppure il due, come oggi, che c’è il vento che piace a me, quello che sembra cattivo come una mamma quando si accanisce a pulire a fondo, però alla fine sei contento perchè tutto sembra un po’ più in ordine e si respira meglio. E, in definitiva, faccio gli auguri di buon anno, che hanno molto più senso degli auguri di Natale, non fosse altro perchè durano 365 giorni, invece di un giorno solo (giorno in cui, per altro, ci si autopunisce mangiando come oche all’ingrasso). E, va che culo, questa volta posso farvi pure gli auguri di buon decennio, così sto a posto fino al duemilaeventi.

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Una risposta a ogni primo di gennaio

  1. Diego ha detto:

    inizia nel 2011….. 😀

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