nulla contro la lapponia

madrid - foto REUTERS/Susana Vera - cfr The Big Picture, Boston.com

N.B.: Questo post era nella mia testa da qualche giorno, ma tra il Natale è tutto il resto non ho avuto tempo di scriverlo. Come un sacco di altre cose, tra l’altro.

E così ha nevicato un casino. Non solo ha nevicato un casino, che sarebbe più o meno normale, da queste parti, d’inverno [e no, non vale fare come fa la giunta comunale di qui, che dice sempre “magari quest’anno non nevica” e non prepara il piano neve e poi è il delirio], non solo ha nevicato un botto, ma ha fatto anche un freddo di quelli che io non me li ricordavo proprio, invece. Tipo che un freddo così mi sa che solo a Berlino, quella settimana là a cavallo tra Capodanno e la Befana, cinque anni fa o giù di lì – quella è stata la prima volta in cui ho capito cosa volesse dire la parola freddo, per davvero, quando chiami un taxi per fare un chilometro perchè stai camminando da due minuti e hai perso sensibilità ovunque, e quando le macchine si schiantano l’una contro l’altra perchè la strada, dopo un secondo di pioggia, si è trasformata nella pista di pattinaggio del Rockfeller Center.

Di conseguenza, mentre di solito il piano geniale prevede che la neve si trasformi in pioggia e si sciolga via da sola, questa volta l’Abominevole Freddo ci ha fregati tutti, mutando la neve in ghiaccio infido e perfido e, di conseguenza, paralizzando le più elementari forme di vita, sociale e non.

E così, mi sono svegliata per un po’ di giorni sentendomi dentro uno di quei tipici film da festival, quelli che provengono da posti tipo l’Islanda o la Lapponia, e tutti dicono “devi vedere il film della Lapponia, dicono che vincerà l’Oscar come Miglior Film Straniero“, come se quello fosse il primo ed unico film mai prodotto in Lapponia, come se in Lapponia sia una roba strana fare dei film come in qualunque altro posto.

Comunque. Mi sono svegliata per un po’ di giorni sentendomi dentro uno di quei film lì, quelli con immensi paesaggi innevati, e cieli scuri, e silenzi. Quelli che ti chiedi “come diavolo faranno, a viverci, in quei posti”. Quelli dove non succede niente e c’è un dialogo ogni venti minuti. Quelli che poi c’è sempre qualche critico che sui giornali parla de “la straordinaria poesia degli sconfinati paesaggi”, oppure esalta “l’incredibile realismo degli infiniti silenzi”, realismo che “restituisce alla perfezione la desolante incomunicabilità dei rapporti umani”.

E, insomma, è una palla. Una palla mortale. A rischio di sembrare cinica e insensibile, e anche a rischio di fare una pessima figura con l’èlite radical chic dei cineforum, lo dico: che palle, la neve, che palle, il freddo, che palle, il gelo, e che palle, quei film lì.

Ecco, mi sento anche un po’ meglio, adesso.

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3 risposte a nulla contro la lapponia

  1. giorgia ha detto:

    bhè bhè che palle, magari si o magari no, forse qualche silenzio ci sta bene anche nei film, troooooooooooppa frenesia, i silenzi annoiano, spaventano, ma non sarà che ne siamo troppo poco abituati?i silenzi distendono, rilassano e mi ricordano quei film in bianco e nero con lunghe conversazioni e luuuuuuuuuuunghi silenzi, ricchi di immagini, di pensieri, non so…il silenzio è romantico…e che te lo dico a fà, se fossi stata in Lapponia sicuramente tutto sarebbe filato liscio, le strade non si sarebbero bloccate, il ghiaccio non avrebbe inglobato tutto e ti saresti potuta godere la neve agevolmente…ma noi siamo in Italia e…che palle l’Italia

  2. Leo ha detto:

    a Natale potrei odiare pure il caldo, il mare, l’ombra e i cani

  3. Naima* ha detto:

    ma tipo che tra i miei film preferiti ci sono “In the mood for love” e “Ferro tre”, quindi non sono contro i silenzi a prescindere.
    diciamo che sono contro i silenzi noioserrimi piazzati in un film solo perchè se nel film non parlano allora il film è superintellettualefighetto&profondo. no. se i silenzi hanno un senso, e il film ha un senso, e soprattutto ha un ritmo, allora i silenzi sono fighi. se il film è una palla, è una palla.
    la neve, per me, è una palla pressochè sempre, a meno che io non sia in montagna, chiusa in casa, al caldo, con moltissimo cibo, moltissimi amici e nessuna necessità di uscire finchè essa (la neve) non si scioglie.
    sarò poco romantica, ma è così. 😀

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