il leone e l’agnello

i have a dream

Lo so, lo so che è come sparare sulla croce rossa, però sabato, reduci da un venerdì sera abbastanza intenso, abbiamo pensato bene di trasformare la “serata donne + pizza + commedia americana stupida” in “serata guardiamo Twilight e ridiamone”. C’è da dire che io e Giò andammo al cinema a vedere Twilight quando uscì, totalmente ignare di cosa ci aspettasse. Sì, ok, non viviamo in una caverna agli estremi confini del Circolo Polare Artico, due cose le sapevamo, ma non eravamo preparate a rotolarci tra le sedie del cinema sghignazzando come se avessimo fumato dieci canne.

Ieri, con la scusa di mettere in pari la terza coinqui, per poterla poi trascinare con noi a vedere New Moon, l’effetto è stato ancora più devastante.

  • Primo problema: la protagonista si chiama Isabella, abbreviato in “Bella”. Ne consegue che, ogni volta che un personaggio si rivolge a lei sullo schermo, io credo sempre di trovarmi, tipo, a Quarto Oggiaro, in mezzo a una compravendita di fumo tra tamarri. “Oh, Bella zio, cioè, tu non puoi capire come cazzo stavo ieri sera”. Quando la chiamano da lontano, invece, mi immagino un sudaticcio camionista che, passando per strada, la apostrofa: “Abbellaaaa!!!”
  • Secondo problema: la protagonista, Abbella, mi provoca zero empatia, anzi, a volerla proprio dire tutta, credo che un paio di ceffoni non potrebbero farle che bene. Voglio dire, all’inizio del film si porta in giro quest’aria afflitta perchè “che sfiga, mia madre si è risposata con un tipo simpaticissimo che mi adora, e anche mia madre mi adora, e anche mio padre, e arrivo nella nuova scuola e tutti subito mi adorano, e pure il figlio del capo indiano mi adora, e pure il capo indiano, e però io sono tanto triste perchè qui piove e tutto è bagnato”. Tesoro mio, la vecchia Rose DeWitt Bukater, per citare la tua omologa del mio periodo, era uno spirito libero e intraprendente intrappolato in una rete di convenzioni sociali soffocanti, con una madre stronza, e costretta a sposare un imbecille per convenienza. Smettila di lagnarti, fai un giro sul Titanic e poi ne riparliamo.
  • Il protagonista maschile, Edward Cullen (ma con tutti i nomi affascinanti che ci sono, proprio Cullen? Vabbè…), è obiettivamente un bel figliolo, e fin qui nulla da eccepire. Palliduccio, è vero, ma con dei bei capelli molto spumosi. Il problema – e forse il problema è anche del doppiaggio italiano, non so, ma, ecco, Twilight non è certo uno di quei capolavori che bramo vedere in lingua originale – è che parla sempre come se gli stesse scappando tantissimo la cacca. Capisco che sia un’anima tormentata, lacerata tra una natura di assassino predatore e un forte desiderio di umanità. Però che sofferenza. Alla fine del film mi sentivo stanca per lui, a furia di tenere tutti i nervi così in tensione.
  • E’ un film d’ammore, giusto? Nulla contro i film d’ammore, li adoro. Sono un’anima romantica, io. Però una scena fondamentale, nei film d’ammore, è quella del primo incontro tra i due amanti. Okay, prima c’è la scena in cui si vedono per la prima volta, e qui lui si muove al rallentatore, come da copione. Benissimo. Un po’ meno chiaro mi è il perchè i capelli di Abbella siano sempre scarmigliati dal vento, anche in sala mensa. Ma vabbè. Però poi i due si incontrano, nell’aula di biologia. Chi ha visto il film non avrà potuto trattenere le risate, perchè Abbella puzza. Sì, sì, puzza tantissimo, tanto che il povero Edward è costretto a tenersi una mano sulla bocca e sul naso, con aria disgustata. E poi scappa via a vomitare. Io non mi capacito di come abbiano potuto girare questa scena. Cioè, quante volte avranno dovuto rifarla? Io non sarei riuscita a restare seria. Mai.
  • Abbella sbava. Per tutto il film. Ogni volta che entra in scena il Cullen, lei inizia a sbavare e a respirare forte, e a emanare ormoni. Lo guarda ammutolita e sbava, e respira, e sospira, e sbava. Andiamo, un po’ di dignità! Ho capito che è figo, sorella, anch’io sbavo quando al capitano Apollo cade per sbaglio l’asciugamano, ma se me lo trovassi davanti, cercherei perlomeno di non farmene accorgere. Sbaverei interiormente, tratterrei lo svenimento e mi prodigherei nel tentativo di conquistarlo con il mio irresistibile senso dell’umorismo e la mia effervescente personalità! Mioddio, il set sarà stato tutto umidiccio di saliva.
  • Abbella e il Cullen si amano. Così, perchè devono. Perchè a un certo punto della sceneggiatura c’era scritto “Abbella e il Cullen si amano” e così loro si amano. Prima però c’è l’altra scena esilarante in cui lei ci insegna come si cercano su Google informazioni sui vampiri. Come se il mondo intero non parlasse di vampiri da secoli, come se Bram Stoker, Murnau, Bela Lugosi, Christopher Lee, Herzog, Coppola, Brad Pitt, Tom Cruise, il conte Dackula, Gary Oldman, Blade, Buffy, Dampyr e il conte Vlad non fossero mai esistiti. “Mmm… dunque, aspetta… tu non mangi mai, sei palliduccio, freddo come la morte, velocissimo, fortissimo, leggi nel pensiero, prendi le mele al volo, guidi una Volvo e non esci mai se non è nuvolosissimo… aspetta… ce l’ho sulla punta della lingua…” No, in effetti ti capisco, Abbella, questa cosa che il Cullen se ne va in giro di giorno avrebbe tratto in inganno chiunque. Il fatto è che la Meyer aveva ordinato per sbaglio cinque quintali di gloss glitterato e non sapeva cosa farne, così ha pensato bene di inventarsi questa cosa che i vampiri alla luce del sole sbrilluccicano. Nel caso qualcuno avesse pensato di trarre dei film dai suoi libri, avrebbe saputo come disfarsi dell’incauto acquisto.
  • Dunque, si amano, e saltabeccano sui rami degli alberi, molto molto in alto, e per fortuna che Abbella non soffre di vertigini, se no sai che vomito. Poi, bè, il resto è storia. A un certo punto tutta la famiglia Cullen decide di andare a giocare a baseball, e il baseball dei vampiri è divertentissimo, perchè lanciano le palle lontanissimo e corrono velocissimo. In pratica, non si capisce una cippa, ma vabbè, tanto è baseball, sarebbe noioso in ogni caso. Poi arrivano dei vampiri cattivi, e siccome Abbella si porta sempre un ventilatore appiccicato alla schiena, propaga la sua puzza il suo forte odore di gustosissimo sangue ovunque, e il vampiro più cattivo di tutti i vampiri cattivi decide che si vuole sbranare Abbella, proprio lei e nessun’altra, e qua finalmente cominciano a succedere delle cose – banali e prevedibili, ma almeno succedono – però mancano solo quindici minuti di film, per cui succede tutto rapidissimamente; alla fine si ritrovano tutti sul set di una puntata di Smallville e il vampiro cattivo muore, molto sfocato e in lontananza.
  • Abbella, a questo punto, non ce la fa più, perchè in tutte le due ore di pellicola lei e il Cullen si sono scambiati un solo misero bacio, al termine del quale, tra l’altro, il Cullen si è scagliato contro il muro, probabilmente sopraffatto dalla di lei puzza. Trascinandosi dietro il suo ormone di cinquantacinque chili, Abbella implora il Cullen di farla diventare vampira, così finalmente potranno trombare vivere per sempre insieme felici e contenti. Però lui niente, perchè la ama così com’è, e poi finalmente il film è finito e può correre in bagno a fare la cacca.

Ecco, sono ben consapevole di non aver scritto, qui, nulla di nuovo. Twilight si presta alla parodia più di qualunque altro film adolescenziale che io ricordi, e sono certa che gente più geniale e spiritosa di me abbia avuto modo di satireggiarlo a dovere, da un annetto a questa parte. Volevo solo dire che, aldilà delle apparenze, questa non è una presa per il culo gratuita e anche un po’ facile della passione di migliaia di teenager. La mia camera è stata tappezzata del faccino di Leo DiCaprio troppo a lungo, e ancora mi piace da impazzire sdilinquirmi per storie di amori impossibili e tormentati.

Il fatto è che, in Twilight, mi sembrano mancare proprio le basi dell’appassionante storia d’amore adolescenziale: il figo di turno è solo figo e basta, i due si amano perchè devono amarsi, praticamente non si scambiano mai una parola. Non limonano duro, e non voglio buttarla sempre sul sesso, però il sesso è fondamentale nei film adolescenziali, perchè in quel periodo lì si pensa al sesso mediamente sempre. E poi – il difetto secondo me più grave, oltre alla trama raffazzonata a caso, ma si sa che in questi casi la trama è l’ultima cosa a contare – è che la protagonista è intollerabile. Non sarei mai e poi mai riuscita ad immedesimarmi in una tizia che non fa niente di niente, che non è intelligente e autonoma, che non ha delle caratteristiche particolari, che sta lì a sbavare e ad aspettare di essere salvata. Poffarbacco, io mi immedesimavo in Baby di Dirty Dancing, una che imparava a ballare in una settimana, che saltava addosso a Patrick Swayze (RIP), che mandava a cagare famiglia e reputazione su due piedi e che faceva la presa dell’angelo da dio, sempre per rimanere in tema “film adolescenziali porcheria”.

Insomma, come da immagine, non posso che invocare Buffy, perchè risolva la situazione.

[Grazie a Giò per l’ispirazione, le risate, e tutto quanto.]

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3 risposte a il leone e l’agnello

  1. giorgia ha detto:

    ahahaahuahuahauah
    ci aspetta il secondo, io, te , sara e grasse risate

    (se fossi stata in Abbella e il fico di turno mi avesse portata sull’albero, a quell’altezza, io starei vomitando ora, tremolando e probabilmente balbettando, ma sarei stata comunque più interessante di lei e della sua mandibola che ha subito i segni del tempo in anticipo, così cadente e disarticolata…con ansia aspetto!!)

  2. Naima* ha detto:

    mi immagino la scena: un vampiro a forma di albo che ti carica in spalla e ti porta sulla cima della torre degli asinelli, e tu che strepiti e urli e tiri calci e pugni e gli vomiti in testa.

    e saresti sicuramente molto più fascinosa ed elegante di abbella, chiaro.

  3. Pingback: la luna e la mela « motore a propulsione d'improbabilità

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