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giusto il tempo di innamorarsi di brandon boyd

giusto il tempo di innamorarsi di brandon boyd

E’ stato il grande successo dei Linkin Park a segnare la fine del crossover.

Che io me li ricordo, i Linkin Park, quando li ho visti come gruppo spalla al concerto dei Deftones. Non mi ricordo che anno fosse, se non che era quello che Frany passò in America. Comunque, roba di fine/inizio millennio. I Linkin Park in apertura ai Deftones facevano abbastanza cagare, perlomeno a confronto. Rimembro distintamente di aver sentito numerosi fischi partire dal pubblico. Poi di quel concerto mi ricordo anche altre cose più belle, tipo Chino Moreno che si lanciava tra la folla, o il ragazzo carino con cui ho condiviso una sigaretta sugli spalti, dopo essere stata sputata fuori dal pogo selvaggio.

Comunque.

Quando poi i Linkin Park hanno avuto quel successo della madonna, video su Mtv e interviste a Trl, è apparso chiaro a tutti che l’epoca d’oro del crossover era finita. E non è il solito discorso che quando una roba diventa commerciale allora fa merda a prescindere. E’ che a quel punto quel genere lì si è avvitato su se stesso, ripetendosi come un vinile su un giradischi rotto. In più banalizzandosi. Ed è sopraggiunta la noia.

Un po’ come – mi illumina il mio amico Diego, più esperto di me sul genere – il ruolo dei Blink 182 o dei Millencolin per il punk anni 90. E alla fine il periodo d’oro degli anni Novanta non è che sia durato poi così tanto, e la scintillante perfezione di un Blood Sugar Sex Magic, o del primissimo album omonimo dei Rage Against The Machine, ha propagato la propria luce giusto qualche anno. Il tempo di innamorarsi perdutamente di Brandon Boyd e di spendere quarantacinquemila lire per il concerto dei Korn al ForumdiAssago.

Però in definitiva sembra che sia rimasto tutto immobile, cristallizzato in una foto di noi al liceo con i jeans a tre quarti e la maglietta a maniche corte sopra quella a maniche lunghe. Come quando vai nelle discoteche rock e c’è sempre la stessa playlist. La playlist del Malavida, la playlist del Nautilus, la playlist dell’Aquatica. Quella che iniziava con One Step Beyond dei Madness, e poi c’era sempre Aca Toro dei Punkreas, e Killing In The Name che diventava E Vaffanculo La Techno, Freak On A Leash e il suo bellissimo video, Hey Boy Hey Girl dei Chemical per dare una spruzzata di elettronica e, già che ci siamo, anche qualcosa dei Beastie Boys.

Sempre uguale, domenica pomeriggio dopo sabato sera dopo giovedì sera dopo domenica pomeriggio. Sempre uguale, ancora oggi. Vorrà pur dir qualcosa.

Forse che quelli della nostra generazione hanno conquistato tutti i posti di dj rock d’Italia, e soffrono tutti di una nostalgia ineludibile. O, più probabilmente, vuol dire che i My Chemical Romance e i Tokio Hotel fanno davvero troppo schifo.

E comunque, il Novantaquattro, ne vogliamo parlare, di che anno è stato il Novantaquattro?

[Grazie a Diego per l’ispirazione, le chiacchiere e tutto il resto. Che senza Paranoia e Potere non saremmo gli stessi.]

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4 risposte a are. you. ready?

  1. simone ha detto:

    quanta verità qua dentro. io ero innamorato di brandon boyd anche se sono masculo, ed ero pure al forum a vedere i korn, tutti incazzati perché il batterista si era rotto e allora c’era quello dei faith no more, che è bravo ma non ha fatto la rullata di Clown e io ci sono rimasto male.

  2. crln ha detto:

    m’è morto pure il kurt nel novantaquattro.

  3. Naima* ha detto:

    eh, caro, lo sappiamo.
    ne abbiamo disquisito, io e il diego.
    fu un anno memorabile, nel bene e nel male.

  4. frankie ha detto:

    pure wes borland fuori dai limp bizkit è stato un bel colpo al crossover.

    nel 1994 baggio mi sbaglia l’ultimo rigore alla finale dei mondiali però poi mi vince il pallone d’oro. croce e delizia di un anno fenomenale

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