sempre di domenica

Un dimanche après-midi à lÎle de la Grande Jatte, Georges Seurat

Un dimanche après-midi à l'Île de la Grande Jatte, Georges Seurat

Che sia estate o inverno, finisce sempre che la domenica pomeriggio, il più delle volte, si riveli infida quanto le sabbie mobili o il ghiaccio sottile. Ti svegli tardi, chè il sabato notte andare a letto prima di una certa è vietato, poi mangi qualcosa, poi hai ancora sonno, ti metti a leggere, mentre leggi senti la sonnolenza assalirti da dietro le palpebre, resisti, poi cedi, decidi di fare un pisolino, ma appena chiudi il libro e appoggi la testa sul cuscino, eccoli lì, tutti in fila, i tuoi pensieri, a spalancarti gli occhi.

Che fine abbia fatto il sonno, boh.

Quella malinconia, mista di ricordi e irrequietezza, che si incastra nell’inizio di mille cose, senza arrivare alla fine di nessuna. Che poi pensi che il vero motivo per cui qualcuno abbia inventato facebook, sia in verità per arrivare alla fine delle domeniche pomeriggio, per superare “la lunga, tetra ora del tè dell’anima“, come la chiamava Douglas Adams [sì, sempre lui]. Un po’ come sembra che la Bicocca l’abbiano costruita per farci i videoclip trendy e le pubblicità, altro che università e Arcimboldi.

Sia chiaro, non sto parlando di noia. La noia non c’entra proprio niente.

Parlo di tutta quella nostalgia arrotolata che pare aspettarti, in agguato, dietro gli angoli delle cose, tra le pagine di ogni libro e dentro le immagini e nelle note della radio, chè d’improvviso non sembra esistere più niente che non si porti appresso un tuo ricordo, e poi un altro, e un altro ancora ed è inevitabile, poi, rimanere impigliati in quei fili e non combinare più niente.

E si sbuffa un casino, di domenica pomeriggio. Si sbuffa un casino, e si ripongono tutte le speranze di salvezza nell’aperitivo.

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2 risposte a sempre di domenica

  1. Diego ha detto:

    Dopo il mio viaggio in Irlanda questa sensazione cosi cara che ha accompagnato la mia esistenza si è traslata di sabato. Il che fa quindi mi fa semplicemente pensare che non sono la stanchezza e il pranzo domenicale tipo natale, a darne il via. Cioè mi succede anche di domenica tardi e pure gli altri giorni, ma ora l’ho più di sabato. forse perché sto con me di più e quindi questi pensieri mi assalgono prima. E alla fine quando li ho è una merda, ma quando non ci sono vorrei che tornassero.
    I miss the comfort of being sad

  2. Pingback: mi piacciono le canzoni con i finali tristi « motore a propulsione d'improbabilità

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