just another stupid american comedy

lotta allultimo sangue

lotta all'ultimo sangue

Ecco, giusto perchè si parlava di confronti tra cinema e serie tv.

A casa nostra – e non solo la nostra, immagino – quello che succede, nei momenti un po’ no della vita, è organizzare la serata amiche/cibo d’asporto/commedia americana scema (+ bottiglia di bianco scolata dalla sottoscritta, ma quest’ultima è un optional tutto mio). L’altra sera la scelta della commedia americana scema è ricaduta, abbastanza a caso, su questo Bride Wars (sottotitolo italiano La mia miglior nemica, che mi ricorda per somiglianza un tremendo film con Drew Barrymore che faceva la femme fatale, seducendo il padre della sua migliore amica sfigata, o qualcosa di simile. Giusto per rimarcare la fantasia dei distributori italiani).

Ora, non è che io voglia buttarla sempre sul femminismo, ma perdio. In questo film ci sono la pucciosissima Kate Hudson (che nella mia testa sarà sempre la Penny Lane di Almost Famous) e la sedicente eredediaudreyhepburn – ahahahahahaha – Anne Hataway (che invece si è sganciata egregiamente dal Diavolo veste Prada, dimostrando di essere una brava attrice in Rachel Getting Married, che però mi sa che abbiamo visto in due). Queste due tizie sono amicheperlapelle, non fanno un passo l’una senza l’altra, si vogliono tanto bene, una delle due (Kate) è un avvocato di successo, l’altra (Anne) un’insegnante, vivono a New York, of course, hanno dei fidanzati molto scialbi e il loro unico scopo nella vita è SPOSARSI. Sì, basta vedere come si protendono disperatamente verso il bouquet lanciato da una loro amica, quasi fosse una bottiglia d’acqua nel deserto, o l’ultima cartina lunga rimasta sul fondo del cassetto alle tre di notte. Progettano il proprio matrimonio sin da quando erano bambine, hanno deciso che si sposeranno all’Hotel Plaza a giugno e che, naturalmente, si faranno vicendevolmente da damigelle, perchè si vogliono tanto bene.

Sì, lo so, a questo punto, potreste mettervi lì e scrivere dettagliatamente tutta la trama delle successive due ore di film senza averlo nemmeno visto. E ci azzecchereste. Ovviamente finisce che l’unico giorno disponibile al Plaza a giugno è uno solo, che nessuna delle due vuole cedere il posto all’altra, che l’amicizia decennale va in pezzi con una velocità da centometrista, che si fanno una marea di scherzi scemi e, taluni, anche molto cattivi, che alla fine fanno pace e si vogliono ancora bene.

Ripeto, non voglio buttarla sempre sul femminismo, ma, a parte l’inevitabile e irritante sottofondo costante di gridolini isterici – sembra sempre che le donne, tra loro, non possano esprimersi se non squittendo e cinguettando – la morale indiscussa del film è che “il matrimonio è il giorno più bello della vita di una donna”. E l’uomo? Non si doveva essere in due? Ah, no, certo, gli uomini del film assistono alla malattia mentale crescente delle due protagoniste con distacco e paternalismo, un po’ increduli ma tutto sommato tanto tanto comprensivi. Anche se, come ricorda la voce off dell’organizzatrice di matrimoni, c’è il terribile pericolo in agguato che il promesso sposo possa rendersi conto di avere a che fare con una pazza furiosa e mollarla all’altare. Quindi, ragazze, occhio: gridolini isterici sì, ma moderati.

La stessa organizzatrice di matrimoni, che è un po’ la guida spirituale dell’intera pellicola, a un certo punto dice una cosa tipo che “la vita di una donna comincia il giorno in cui si sposa” e che la sua segretaria, che porta l’incancellabile marchio d’infamia della zitellaggine, “morirà già morta”. Io lo so che è una commedia, che per far ridere si esagera, che è tutto un gioco divertente, giusto per svagarsi due ore senza pensare a niente. Però non c’è una vera presa di distanza, non c’è, che so, un personaggio qualsiasi che, magari con qualche battuta sferzante, butti tutto sul ridicolo, qualcuno che si ponga al di fuori di questo meccanismo (a parte la sopracitata segretaria zitella, e sappiamo come venga liquidata). Le donne del film sono tutte con le protagoniste, i maschi del film scuotono il capo con aria di superiorità e tornano a giocare alla playstation.

Forse quello che non capisco è a quale genere di pubblico si rivolga una commedia così. A un pubblico maschile, non credo. A me, che dovrei essere una rappresentante del pubblico femminile, non fa ridere, anzi, mi fa girare le palle. Però leggo in internet che questo è uno dei cosiddetti women’s movies. Film con donne, per donne (il regista però è un uomo, ma non vuol dire niente, vero?). Allora, come al solito, forse è colpa mia, che queste categorie di genere non riesco mai a capirle bene. Perchè a me piace la fantascienza e i noir cattivi&violenti e, addirittura, persino il calcio. E sono, quindi, una donna atipica, come mi ripetono in molti. Bah.

E certe cose le prendo sempre troppo sul serio. Dopotutto, è solo un’innocua leggera stupida commedia americana, giusto?

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