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il grande freddo

brrr

Stanotte c’era quel tipo di freddo che ti rendi conto di cosa voglia dire essere un pacco di surgelati nel freezer. Quello che quando ti muovi scricchioli. Che resta attaccato pervicacemente ai bordi dei finestrini della macchina, mentre tu cerchi inutilmente il conforto della tua giacca a vento e di un contatto umano. Di ritorno da una serata molto anni novanta – se non per la musica, quantomeno per lo stile – tra l’altro durante il viaggio di andata si è stabilito che i primi anni novanta in realtà erano ancora degli anni ottanta, tipo millenovecentottantaundici e via così – abbiamo ricordato tv show di culto quali Non è la rai, Beato tra le donne e Giochi senza frontiere – si è parlato, inevitabilmente, di Mauro Repetto – e invece durante il viaggio di ritorno abbiamo decretato che la seconda parte degli anni novanta, invece, quella sì che ha spaccato i culi, piena di musica incredibile e di sconsiderata irresponsabile adolescenza e di tutte quelle speranze tanto vive ed elettriche – forse è solo che nei primi anni novanta eravamo troppo piccoli, chissà – ho dei dubbi, però – come diceva il grande poeta J Ax  (sarcasm!): “tanta nostalgia degli anni novanta, quando il mondo era l’arca e noi eravamo Noè” – insomma, quando sono scesa dalla macchina degli amici e sono salita sulla mia – che era, prevedibilmente, l’equivalente di una cella frigorifera – ho acceso la radio e dopo pochi secondi è partita Purple Haze di Jimi Hendrix. Che non c’entra niente con gli anni novanta, ma tant’è. Ho alzato a palla. E – davvero – mi sono sentita subito un po’ più al caldo.

Sarà che venivo da una serata grind core. Ragazzi miei, io cerco di capire, sul serio, sono aperta e tollerante, ma il grind core mai e poi mai mi farà l’effetto di scaldarmi in una notte d’inverno.


alternative to what?

be your own hero

Ora, io mi rendo perfettamente conto che, dopo avermi letto distruggere criticare (500) Days Of Summer, quando vedrete quello che sto per fare, ovvero dire che invece mi è piaciuto Whip It, la vostra reazione sarà, legittimamente, un robusto mavaccagare. Ne avete tutti i diritti, lo so, ma questo non cambia il fatto che Whip It, invece, mi sia piaciuto.

Sarà che a me Drew Barrymore è sempre stata simpatica, fin da quella volta in cui, da piccola, ho letto la sua storia sul Gente di mia nonna (sì, mia nonna legge Gente e Famiglia Cristiana, e quando vado a casa sua a trovarla, dò sempre un’occhiata al Gente, perchè dal parrucchiere non ci vado quasi mai, e quando ci vado mi porto un libro, ma comunque sul gossip bisogna sempre tenersi informati, non sai mai in che conversazioni ti capiterà di trovarti, prima o poi]. Ma dicevo, ero piccola, tipo età delle medie, e ho letto sul Gente la storia di questa tipa che era la bambina di E.T. ma che poi, la dura vita del mondo dello spettacolo e tutto il resto, praticamente a 9 anni era un’alcolizzata, a 10 anni si fumava le canne, a 12 anni tirava su delle piste che non vi dico (così diceva il Gente). Poi dopo l’ho vista in Poison Ivy (La mia peggiore amica, o qualcosa del genere) che faceva la fighissima stronza, e insomma, non so com’è, ma era già all’epoca uno dei miei personalissimi miti. Dopo si è ripulita – mah – e ha cominciato a fare delle commedie smielose tipo Never Been Kissed o 50 First Dates, e vabbè, però anche a produrre Donnie Darko e a fare un sacco di soldi con le Charlie’s Angels, e adesso se ne esce a fare la regista di questo Whip It, la cui protagonista assoluta è Ellen “Juno” Page, e, sono sicura di avervelo detto, ho un debole per Ellen Page, perchè è bassa quanto me.

[Ho un debole per tutte quelle basse quanto me, categoria che include, oltre ad Ellen Page, anche quelle due tope atomiche di Kylie Minogue e Kirsten Bell, e sono sempre lieta di poter confermare la profondamente veritiera e incancellabile legge della vita che recita nella botte piccola c'è il vino buono]. [Questa regola non vale per gli uomini, come dimostrano, che so, Brunetta o Berlusconi].

Perchè mi è piaciuto Whip It? Che, in fondo, uno potrebbe dirmi, è un filmetto adolescenziale come tanti altri, mescolato a un filmetto di sport come tanti altri, e come tanti altri filmetti adolescenziali/di sport segue il consueto schema “il mondo non mi capisce – figata, ho trovato lo sport che fa per me! – figata, ho trovato pure il tipo/la tipa! – porcapaletta, i miei mi hanno sgamato, il tipo mi ha mollato, va tutto a rotoli, il mondo mi odia again – tutto si risolve giusto in tempo perchè io possa mostrare al mondo quanto sono kick ass in questo sport che fa per me”. Ecco, Whip It va esattamente così, e con tutti gli stereotipi del caso, tra cui la madre soffocante che però alla fine lo fa per il tuo bene, il morosino stronzo che però alla fine non ti merita, la migliore amica che a un certo punto litigate ma poi fate la pace e trova il moroso anche lei, etc etc, e anche una scena d’amore in una piscina chiusa, figuratevi il clichè (però quella scena lì è girata notevolmente bene).

In realtà, la prima, banalissima cosa che mi sento di dire, è che, in fondo Whip It è un film onesto. Non pretende di essere più di quello che è – cosa che, di per sè, non è un merito, anche Natale a Beverly Hills non pretende di essere niente di più di una puttanata intollerabile a base di volgarità e tette al vento, e non per questo mi viene da fargli i complimenti, anzi, se mai, da vomitare. Ma insomma, quello che Whip It vuole essere è proprio un film adolescenziale/di sport, senza grandi verità sulla vita, se non la prevedibile formula “sii te stesso, trova la tua strada, fai la tua cosa, e sarai felice”. Dentro questo genere, funziona molto bene, ha tutte le sue cose giuste al momento giusto, e gioca egregiamente con quel meccanismo di previsioni e attese che ha uno spettatore, quando va a vedere un film da cui sa già cosa aspettarsi.

In più, Whip It ha dalla sua il fatto di essere un film su uno sport divertentissimo. Uno sport praticamente sconosciuto qui da noi, ma in Usa, dicono, fosse di gran moda fino agli anni Settanta, e adesso è di nuovo sulla cresta dell’onda, riportato in vita dalla sottocultura punk e oggi praticato soprattutto da ragazze: il roller derby. Il fatto che sia sul roller derby e non sulla pallavolo o su un gruppo di cheerleader o su una compagnia di danza, porta una serie di benefici non indifferenti:

  • Le protagoniste (tra l’altro, oltre ad Ellen Page e Drew Barrymore, ci sono Zoe Bell e Eve e un’adorabilmente bitch Juliette Lewis) sfoggiano un look punk/alternative che, sì, è molto trendy, è vero, però su di loro fa la sua porchissima figura.
  • Le ragazze si menano. E non nel senso che potete sperare voialtri maschietti arrapati stile lotta nel fango; nel senso che, finalmente, graziealcielo, si vede un film in cui le ragazze, invece di tirarsi i capelli e infamarsi a vicenda nei corridoi della scuola, risolvono i propri attriti con uno spintone ben assestato. Che non è un elogio alla violenza, sia chiaro, lungi da me. Però insomma, non è che noialtre si sia così fragili da romperci al primo soffio di vento. (Ho adorato la scena in cui le giocatrici si confrontano i lividi raccolti durante la gara, vantandosene. Scena già vista e interpretata nei miei più che reali spogliatoi di danza, perchè i lividi si portano come orgogliose cicatrici, oh, yeah).
  • Di conseguenza, ci sono un bel po’ di sequenze in cui le ragazze si divertono, senza rimorsi. L’abusatissima food fight, per esempio, o gli scherzi un po’ goliardici, le prese in giro ai danni del coach, etc. Si divertono i personaggi, si divertono le attrici, ti diverti tu. E infatti Drew Barrymore si ritaglia la parte secondaria di una fattona attaccabrighe violentissima, e secondo me si è divertita un casino a interpretarla, e infatti fa davvero, davvero ridere.
  • [Da questo punto in poi è spoiler, fino alla fine dell'elenco puntato, dopo l'elenco puntato potete tornare a leggere senza problemi] Alcune scelte, apparentemente marginali, mi sono piaciute tantissimo, e sono tali, a mio avviso, da dare un sapore speciale al film. Il fatto che non vincano, alla fine, per esempio. Te lo aspetti, e invece no, ma va bene lo stesso. Va bene lo stesso, perchè vincere, in questa storia, non era il punto. Va bene lo stesso, perchè comunque da sfigate totali sempre ultime arrivano seconde, e mica fa schifo. Va bene lo stesso, perchè l’ansia da competizione non è mai stata nelle loro corde. Non è questione di buonismo alla De Coubertin, è proprio che, in questo caso, davvero, l’importante è partecipare, essere felici scivolando su otto rotelle, in mezzo a un pubblico che acclama, divertendosi un mondo.
  • Sempre in quest’ottica che “w lo sport”, bello il personaggio di Juliette Lewis, che vuole comunque batterti sul campo e non facendo la spia (basta con le ragazze gnè gnè, perdio), bella la scena in cui Bliss/Babe Ruthless subisce un colpo fortissimo, cade a faccia a terra, il silenzio si fa assordante e tu speri fortemente “no! vi prego! un’altra Million Dollar Baby no!” e invece piano piano si rialza, da sola, alza la mano a rassicurare tutti e ritorna ai blocchi di partenza, per l’ultimo round. Una piccola metafora, di come si può cadere e rialzarsi, di come, ancora una volta, non si sia fatti di vetro e perennemente fragili; e anche, da un’altra prospettiva, un parallelismo tra la crescita di Bliss e il distacco dai genitori, i quali devono guardare, da lontano, impotenti, che la figlia si rialzi, questa volta  senza il loro aiuto.

E dunque. Sì, questo film mi è piaciuto, e potrebbe diventare anche un mio piccolissimo culto. [Infatti, nel frattempo, ho già iniziato a plagiare chi mi sta intorno, con risultati direi soddisfacenti]. Ah, negli Stati Uniti il film è uscito il 9 ottobre 2009, in Italia uscirà boh. Non c’è ancora una data. Notare che nel cast sono presenti, come già detto, Ellen Page, Drew Barrymore, Juliette Lewis, Zoe Bell, Eve, e aggiungeteci Jimmy Fallon e Marcia Gay Harden. Bah. Vabbè, tanto si trova.


ogni primo di gennaio

una delle cose che più mi piacciono del capodanno

Alla fine, il Capodanno è un espediente narrativo.

Tipo come nei film per teen ager, che c’è sempre il prom, alla fine, cioè, il ballo di fine anno, e tutti i nodi vengono al pettine, tutte le storie si incontrano, e si incrociano, e quella che doveva diventare reginetta diventa reginetta e piange, e lei e il suo principeazzurro finalmente si baciano, oppure succedono macelli, tipo che la protagonista scopre che il bellimbusto la stava frequentando solo per scommessa e poi si è innamorato di lei ma lei pensa di no, insomma, quel genere di cose inevitabili di cui avevo, per altro, già accennato qua.

Ecco, poi nella realtà il ballo di fine anno delle high school è una roba un po’ triste e di un kitsch notevole, con le tipelle che indossano quegli orripilanti vestiti dai colori abbacinanti e sinteticissimi, e i sedicenni in smoking e brufolazzi che non si possono guardare, e la palestra della scuola addobbata con i festoni di cartapesta ma che, per quante scritte glitterate tu ci possa appiccicare in giro, sempre la palestra della scuola rimane. E, quasi sempre, il dj fa schifo. E, mi immagino, quasi sempre si finisce a vomitare nel parcheggio l’alcol da due soldi che ci si è fatti comprare dai cugini over 21 per fare colpo sulle ragazze, e il giorno dopo si deve avere un hangover di quelli memorabili.

Insomma, quel genere di cose che nei film è in un modo e nella realtà in un altro. Il Capodanno è così, c’è quest’ansia che monta e sembra che debba succedere tutto in quella notte di passaggio verso l’anno nuovo, tutti i ricordi e i rimorsi e i rimpianti dell’anno passato ti si addensano addosso spingendoti contro il muro della mezzanotte (e figurarsi poi, quest’anno, mica c’erano solo quelli dell’anno passato, ma addirittura di un decennio, roba pesisssima). E ti aspetti sempre qualcosa di rivelatore, una specie di epifania, in qualunque forma, che so, una visione alcolica, un sms inaspettato, un limone duro con un estraneo o con l’amore della tua vita che ritorna o con uno che credevi di no e invece poi sì. Delle parole solenni mescolate a un divertimento estremo.

Ma invece, nulla di tutto questo succede. Quasi mai. L’espediente narrativo non funziona, probabilmente perchè non viviamo in un racconto e quindi non abbiamo regole. O ne abbiamo diverse. Di certo, non abbiamo gli espedienti narrativi.

Di conseguenza, sono sempre molto più felice il primo di gennaio. [Scusa per la mia felicità...] Oppure il due, come oggi, che c’è il vento che piace a me, quello che sembra cattivo come una mamma quando si accanisce a pulire a fondo, però alla fine sei contento perchè tutto sembra un po’ più in ordine e si respira meglio. E, in definitiva, faccio gli auguri di buon anno, che hanno molto più senso degli auguri di Natale, non fosse altro perchè durano 365 giorni, invece di un giorno solo (giorno in cui, per altro, ci si autopunisce mangiando come oche all’ingrasso). E, va che culo, questa volta posso farvi pure gli auguri di buon decennio, così sto a posto fino al duemilaeventi.


tanto per

messaggi subliminali

Il motivo per cui non scrivo da un po’, oltre al fatto che ho aperto pure un tumblr, è che il Natale ha questo potere di immalinconirmi e, in men che non si dica, regredisco a quell’età adolescenziale in cui il divertimento maggiore consiste nel crogiolarsi per ore nella propria adolescenziale tristezza. Due palle. E, per evitare che questo blog si trasformi in uno di quei MySpace emo, con i teschi i cuoricini le stelline le immagini degli angeli e dei demoni e di giovani fanciulle in lacrime, ho preferito astenermi dallo scrivere per un po’.

Non che io abbia qualcosa contro i post malinconico-nostalgici, si sa, però bisogna essere nel mood giusto.

[E' tutto falso. Sto davvero snobbando il blog per il tumblr. Sono una brutta persona.]

Quindi, insomma, tutto ok.

E no, non parlerò di quello di cui tutti parlano, perchè se n’è già parlato fin troppo e ovunque e in modo estremamente più spiritoso e divertente di quanto sarei in grado di fare io. E poi, perdindirindina, non voglio essere complice nella propagazione di questo clima di odio e violenza subdolamente instillato dalle sinistre nella nostra società.

Confido in Parigi, che sappia essermi d’ispirazione.


la luna e la mela

mela marcia

Abbiamo clamorosamente toppato orario, decidendo di andare a vedere New Moon alle cinque e mezza del pomeriggio. Innanzitutto, eravamo sobrie, chè va bene l’alcolismo giovanile, ma iniziare a bere alle quattro solo per affrontare la visione del secondo capitolo della saga di Twilight ci sembrava eccessivo. E poi non c’erano twilighters assatanate tra il pubblico, anzi, la sala era semivuota e i pochi spettatori sghignazzavano quanto noi. Da ciò ne ho dedotto che le fan di Twilight vanno al cinema la sera, che fa più figo, infatti quando siamo uscite noi, ce n’erano sciami pronti a catapultarsi all’interno del cinema, compreso un quartetto che era uguale uguale alle schiavette di Blair in Gossip Girl. Nel caso, sapevatelo.

Innanzitutto, un’improvvisa rivelazione si è spalancata davanti a noi, talmente semplice e geniale, proprio quelle cose che una volta inventate ti sembrano una stronzata e ti chiedi come mai non ci hai pensato prima tu, cose tipo, che ne so, Facebook: il motivo per cui Edward Cullen, il vampiro supereroe che legge nel pensiero, non riesce a leggere nella mente di Abbella è che, semplicemente, nella mente di Abbella NON C’è NIENTE. Sì, lo so, è di una banalità stupefacente, ma non mi stupisco del fatto che nessuno – vampiri, uominilupo, bestie mitologiche e mutaforma a caso – non ci sia ancora arrivato : sono tremendamente idioti anche loro.

[Sia chiaro che con questo non voglio dire che i fan di Twilight siano tutti degli stupidi - anche se sulle "twilightmoms" non ho dubbio alcuno -, non mi permetterei mai di generalizzare e definire stupide migliaia e migliaia di persone, di adolescenti, poi, gli adolescenti non sono stupidi, assolutamente, e infatti vorrei proprio dire, agli adolescenti: "voi siete intelligenti! siete sensibili! state vivendo un'età che fa un po' cagare sotto alcuni aspetti, ma sotto altri è una figata pangalattica! Fate un sacco di cose stupide, è vero, ma chi non ne fa? Però non siete stupidi! Ribellatevi! Gli esperti di marketing sono kattivi! I manager della Cw che fanno per voi solo fiction inguardabili sono kattivi! Licia Troisi che scrive libri illeggibili! Stephanie Meyer che vuole convincervi che non trombare sia bello! Ribellatevi! (Però usate sempre il preservativo, mi raccomando)"].

Comunque, così per divertirmi e mentre aspetto che il cuggino mi porti la nuova puntata di The Big Bang Theory, passerò ora ad illustrarvi la profusione a piene mani di stupidità presente in New Moon e, per fare questo, dovrò raccontarvi cosa succede in New Moon, quindi, inevitabilmente, ci saranno degli spoiler, ma tanto, se avete visto il trailer di New Moon, sapete già cosa succede nel film, quindi potete leggere tranquillamente.

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il leone e l’agnello

i have a dream

Lo so, lo so che è come sparare sulla croce rossa, però sabato, reduci da un venerdì sera abbastanza intenso, abbiamo pensato bene di trasformare la “serata donne + pizza + commedia americana stupida” in “serata guardiamo Twilight e ridiamone”. C’è da dire che io e Giò andammo al cinema a vedere Twilight quando uscì, totalmente ignare di cosa ci aspettasse. Sì, ok, non viviamo in una caverna agli estremi confini del Circolo Polare Artico, due cose le sapevamo, ma non eravamo preparate a rotolarci tra le sedie del cinema sghignazzando come se avessimo fumato dieci canne.

Ieri, con la scusa di mettere in pari la terza coinqui, per poterla poi trascinare con noi a vedere New Moon, l’effetto è stato ancora più devastante.

  • Primo problema: la protagonista si chiama Isabella, abbreviato in “Bella”. Ne consegue che, ogni volta che un personaggio si rivolge a lei sullo schermo, io credo sempre di trovarmi, tipo, a Quarto Oggiaro, in mezzo a una compravendita di fumo tra tamarri. “Oh, Bella zio, cioè, tu non puoi capire come cazzo stavo ieri sera”. Quando la chiamano da lontano, invece, mi immagino un sudaticcio camionista che, passando per strada, la apostrofa: “Abbellaaaa!!!”
  • Secondo problema: la protagonista, Abbella, mi provoca zero empatia, anzi, a volerla proprio dire tutta, credo che un paio di ceffoni non potrebbero farle che bene. Voglio dire, all’inizio del film si porta in giro quest’aria afflitta perchè “che sfiga, mia madre si è risposata con un tipo simpaticissimo che mi adora, e anche mia madre mi adora, e anche mio padre, e arrivo nella nuova scuola e tutti subito mi adorano, e pure il figlio del capo indiano mi adora, e pure il capo indiano, e però io sono tanto triste perchè qui piove e tutto è bagnato”. Tesoro mio, la vecchia Rose DeWitt Bukater, per citare la tua omologa del mio periodo, era uno spirito libero e intraprendente intrappolato in una rete di convenzioni sociali soffocanti, con una madre stronza, e costretta a sposare un imbecille per convenienza. Smettila di lagnarti, fai un giro sul Titanic e poi ne riparliamo.
  • Il protagonista maschile, Edward Cullen (ma con tutti i nomi affascinanti che ci sono, proprio Cullen? Vabbè…), è obiettivamente un bel figliolo, e fin qui nulla da eccepire. Palliduccio, è vero, ma con dei bei capelli molto spumosi. Il problema – e forse il problema è anche del doppiaggio italiano, non so, ma, ecco, Twilight non è certo uno di quei capolavori che bramo vedere in lingua originale – è che parla sempre come se gli stesse scappando tantissimo la cacca. Capisco che sia un’anima tormentata, lacerata tra una natura di assassino predatore e un forte desiderio di umanità. Però che sofferenza. Alla fine del film mi sentivo stanca per lui, a furia di tenere tutti i nervi così in tensione.
  • E’ un film d’ammore, giusto? Nulla contro i film d’ammore, li adoro. Sono un’anima romantica, io. Però una scena fondamentale, nei film d’ammore, è quella del primo incontro tra i due amanti. Okay, prima c’è la scena in cui si vedono per la prima volta, e qui lui si muove al rallentatore, come da copione. Benissimo. Un po’ meno chiaro mi è il perchè i capelli di Abbella siano sempre scarmigliati dal vento, anche in sala mensa. Ma vabbè. Però poi i due si incontrano, nell’aula di biologia. Chi ha visto il film non avrà potuto trattenere le risate, perchè Abbella puzza. Sì, sì, puzza tantissimo, tanto che il povero Edward è costretto a tenersi una mano sulla bocca e sul naso, con aria disgustata. E poi scappa via a vomitare. Io non mi capacito di come abbiano potuto girare questa scena. Cioè, quante volte avranno dovuto rifarla? Io non sarei riuscita a restare seria. Mai.
  • Abbella sbava. Per tutto il film. Ogni volta che entra in scena il Cullen, lei inizia a sbavare e a respirare forte, e a emanare ormoni. Lo guarda ammutolita e sbava, e respira, e sospira, e sbava. Andiamo, un po’ di dignità! Ho capito che è figo, sorella, anch’io sbavo quando al capitano Apollo cade per sbaglio l’asciugamano, ma se me lo trovassi davanti, cercherei perlomeno di non farmene accorgere. Sbaverei interiormente, tratterrei lo svenimento e mi prodigherei nel tentativo di conquistarlo con il mio irresistibile senso dell’umorismo e la mia effervescente personalità! Mioddio, il set sarà stato tutto umidiccio di saliva.
  • Abbella e il Cullen si amano. Così, perchè devono. Perchè a un certo punto della sceneggiatura c’era scritto “Abbella e il Cullen si amano” e così loro si amano. Prima però c’è l’altra scena esilarante in cui lei ci insegna come si cercano su Google informazioni sui vampiri. Come se il mondo intero non parlasse di vampiri da secoli, come se Bram Stoker, Murnau, Bela Lugosi, Christopher Lee, Herzog, Coppola, Brad Pitt, Tom Cruise, il conte Dackula, Gary Oldman, Blade, Buffy, Dampyr e il conte Vlad non fossero mai esistiti. “Mmm… dunque, aspetta… tu non mangi mai, sei palliduccio, freddo come la morte, velocissimo, fortissimo, leggi nel pensiero, prendi le mele al volo, guidi una Volvo e non esci mai se non è nuvolosissimo… aspetta… ce l’ho sulla punta della lingua…” No, in effetti ti capisco, Abbella, questa cosa che il Cullen se ne va in giro di giorno avrebbe tratto in inganno chiunque. Il fatto è che la Meyer aveva ordinato per sbaglio cinque quintali di gloss glitterato e non sapeva cosa farne, così ha pensato bene di inventarsi questa cosa che i vampiri alla luce del sole sbrilluccicano. Nel caso qualcuno avesse pensato di trarre dei film dai suoi libri, avrebbe saputo come disfarsi dell’incauto acquisto.
  • Dunque, si amano, e saltabeccano sui rami degli alberi, molto molto in alto, e per fortuna che Abbella non soffre di vertigini, se no sai che vomito. Poi, bè, il resto è storia. A un certo punto tutta la famiglia Cullen decide di andare a giocare a baseball, e il baseball dei vampiri è divertentissimo, perchè lanciano le palle lontanissimo e corrono velocissimo. In pratica, non si capisce una cippa, ma vabbè, tanto è baseball, sarebbe noioso in ogni caso. Poi arrivano dei vampiri cattivi, e siccome Abbella si porta sempre un ventilatore appiccicato alla schiena, propaga la sua puzza il suo forte odore di gustosissimo sangue ovunque, e il vampiro più cattivo di tutti i vampiri cattivi decide che si vuole sbranare Abbella, proprio lei e nessun’altra, e qua finalmente cominciano a succedere delle cose – banali e prevedibili, ma almeno succedono – però mancano solo quindici minuti di film, per cui succede tutto rapidissimamente; alla fine si ritrovano tutti sul set di una puntata di Smallville e il vampiro cattivo muore, molto sfocato e in lontananza.
  • Abbella, a questo punto, non ce la fa più, perchè in tutte le due ore di pellicola lei e il Cullen si sono scambiati un solo misero bacio, al termine del quale, tra l’altro, il Cullen si è scagliato contro il muro, probabilmente sopraffatto dalla di lei puzza. Trascinandosi dietro il suo ormone di cinquantacinque chili, Abbella implora il Cullen di farla diventare vampira, così finalmente potranno trombare vivere per sempre insieme felici e contenti. Però lui niente, perchè la ama così com’è, e poi finalmente il film è finito e può correre in bagno a fare la cacca.

Ecco, sono ben consapevole di non aver scritto, qui, nulla di nuovo. Twilight si presta alla parodia più di qualunque altro film adolescenziale che io ricordi, e sono certa che gente più geniale e spiritosa di me abbia avuto modo di satireggiarlo a dovere, da un annetto a questa parte. Volevo solo dire che, aldilà delle apparenze, questa non è una presa per il culo gratuita e anche un po’ facile della passione di migliaia di teenager. La mia camera è stata tappezzata del faccino di Leo DiCaprio troppo a lungo, e ancora mi piace da impazzire sdilinquirmi per storie di amori impossibili e tormentati.

Il fatto è che, in Twilight, mi sembrano mancare proprio le basi dell’appassionante storia d’amore adolescenziale: il figo di turno è solo figo e basta, i due si amano perchè devono amarsi, praticamente non si scambiano mai una parola. Non limonano duro, e non voglio buttarla sempre sul sesso, però il sesso è fondamentale nei film adolescenziali, perchè in quel periodo lì si pensa al sesso mediamente sempre. E poi – il difetto secondo me più grave, oltre alla trama raffazzonata a caso, ma si sa che in questi casi la trama è l’ultima cosa a contare – è che la protagonista è intollerabile. Non sarei mai e poi mai riuscita ad immedesimarmi in una tizia che non fa niente di niente, che non è intelligente e autonoma, che non ha delle caratteristiche particolari, che sta lì a sbavare e ad aspettare di essere salvata. Poffarbacco, io mi immedesimavo in Baby di Dirty Dancing, una che imparava a ballare in una settimana, che saltava addosso a Patrick Swayze (RIP), che mandava a cagare famiglia e reputazione su due piedi e che faceva la presa dell’angelo da dio, sempre per rimanere in tema “film adolescenziali porcheria”.

Insomma, come da immagine, non posso che invocare Buffy, perchè risolva la situazione.

[Grazie a Giò per l'ispirazione, le risate, e tutto quanto.]


le tette di anna paquin

young adults

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So che ormai non dovrei, ma mi stupisco sempre dell’incompetenza di certi giornalisti. Soprattutto quando, per non scrivere boiate, basterebbe googlare per due minuti due. Sì, lo so benissimo che un articolo scritto “alla cazzo di cane” attira molti più lettori di una recensione vagamente seria, così come la galleria di Trovacinema, qualche settimana fa, con toni analoghi, era un mero pretesto per pubblicare delle tette a caso sulla colonna infame di Repubblica. Quindi, lo so che non dovrei stupirmi.

Ma tant’è, mi stupisco. Forse anche perchè, facendomi volutamente del male, ho guardato il pilot di The Vampire Diaries (l’ho guardato perchè l’autore è Kevin Williamson, quello di Dawson’s Creek, e dite quello che vi pare ma Dawson’s Creek aveva il suo fottuto perchè). Santocielo, che palle!!! Già Twilight fa abbastanza cagare di suo, per quale motivo allungare il tedio a ventidue puntate? Solo per rafforzare questo strafracassamento di maroni che vuole storie di vampiri = storie per adolescenti emo, di modo da eliminare quello che tutti, dal 1897 in poi, vogliono nelle storie di vampiri e cioè sangue e sesso. Così quando poi c’è magari un telefilm che fa il suo sporco lavoro, tutti giù a scandalizzarsi e a strabuzzare gli occhi (e magari il telefilm medesimo si sente in obbligo di aumentare le scene pucci pucci umana/vampiro, giusto per seguire la massa, bleah). Roba da chiamare l’American Vampires League.

Ma questi giovani adulti (anche questa categoria non mi è molto chiara… adesso io cosa sono? un’adulta di mezzo non più giovane giovane ma non ancora incartapecorita?) non si rompono mortalmente a vedersi propinare queste disgustose sdolcinatezze tutte fotocopiate le une dalle altre? Mah. Si vede che ormai io sono un’adulta vecchia.

[Adesso non vedo l'ora che un teenager a caso capiti qui e mi insulti usando molte kappa. Scrivo 'Edward Cullen' giusto per aumentare le possibilità che questo avvenga]


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