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sabbia e cemento

was anything real?

Avete presente la scena più bella di Ratatouille, quella in cui il critico Anton Ego, al primo boccone di ratatouille, si ritrova improvvisamente dentro la propria infanzia, a mangiare verdure e nostalgia? (Se non l’avete presente, la scena è questa, e non fate caso ai sottotitoli in spagnolo, perchè tanto la scena in questione, come quasi tutte le migliori sequenze cinematografiche, è senza dialoghi). Ecco, questo pomeriggio mi è successa la stessa cosa: stavo parlando con Bab, un discorso che non c’entrava nulla con quello che sto per dire (o, forse, un pochino sì, ora che ci penso), ma comunque siamo finite a parlare di sabbionaie.

Ecco, e all’improvviso, per un attimo, sono ritornata ad essere una Naima* quattrenne (o comunque un’età x compresa tra i 3 e i 5 anni), con baffi di sabbia e sabbia sotto le unghie e granelli di sabbia nei capelli, seduta dentro la sabbionaia della scuola materna, a giocare con la sabbia. Non solo. Sono ritornata ad essere quella Naima* quattrenne, nel momento in cui, giocando e scavando, scavando e giocando, è arrivata sul fondo della sabbionaia e si è ritrovata a grattare il cemento. Davvero, me lo ricordo perfettamente, anzi, l’ho proprio rivissuto: è così che dev’essersi sentito Truman Burbank di The Truman Show, quando ha realizzato tutto.

Sono picconate, impietose, all’infanzia. Momenti che ti segnano la vita, che ti trascinano a forza verso l’età adulta. Ben più di lauree, promozioni, esami, matrimoni.


non vado al cinema, non faccio sport

baaria

baaria

Siccome che in questi giorni sto – incredibile a dirsi – facendo delle maratone di studio allucinanti (la potenza di essersi  rotti le palle dell’università), un po’ mi sto perdendo le consuete vicissitudini veneziane. Per fortuna, c’è gente da oltre Manica che mi informa. (Shame on me, lo so, ma comunque non ho nessuna intenzione di guardare l’orrido programma di Marzullo in terza serata per tenermi aggiornata).

Insomma, ieri quindi sono stata informata di questa polemica sul film di Tornatore. E poi, insomma, i commenti che se ne fanno in giro, tipo qui.

A me questa storia di boicottare Medusa e Mediaset e Mondadori e Einaudi e cazziemazzi, mi è sempre sembrata una gran stronzata. Un po’ come il discorso molto aristofreak “io non ho la televisione a casa, e sto così bene”. Io, personalmente, non guardo quasi mai la televisione, perchè quella italiana fa letteralmente cagare. Ma Annozero, la Gabanelli, la Dandini, Blob, certe cose di La7, certe cose pure di Mtv, e, chessò, Zelig quando faceva ancora ridere, e, insomma, i programmi che meritano e che ora non mi vengono in mente, non vedo proprio perchè non dovrei guardarli. O perchè non dovrei comprare un libro di Wu Ming, o di Lucarelli, o di De Cataldo, o di Saviano, o di Michela Murgia o di – chediol’abbiaingloria – Douglas Adams.

Il vero problema è che questa anomalia non dovrebbe esistere. Un presidente del consiglio non dovrebbe possedere queste aziende – nè altre, per quanto mi riguarda – e un imprenditore non dovrebbe poter fare il presidente del consiglio. Punto.

Ma non è che siccome siamo una nazione di testedicazzo, allora io, per ripicca, mi riduco a una testadicazzo uguale, non leggendo, non andando al cinema, non guardando la tv. E anche il discorso “leggere i libri in biblioteca, scaricare i film senza pagare” etc. mi sa un po’ di paraculata. Lungi da me criticare anche solo vagamente chi scarica illegalmente – ah, ci mancherebbe pure! – ma uno che proponga un boicottaggio, sarebbe bene sapesse due cose su, per dire, come funziona il sistema cinema in Italia. Che i soldi sono pochi, che si fa fatica a trovarli, che se vai male al botteghino poi la volta dopo di soldi ne hai di meno o non ne hai affatto. E che, raramente, in Italia, si fanno tanti tanti soldi col cinema.

Per quanto mi riguarda, preferisco di gran lunga che tante persone abbiano letto Gomorra, dando tanti soldi (ma poi, quanti saranno? Di più o di meno del costo di un’edizione di Sanremo?) a Mondadori, piuttosto che se non l’avessero letto affatto. Intanto, Saviano è ancora vivo, e scusate se è poco. E magari – dico magari, perchè qua non si può mai dire – un po’ di persone sa delle cose che prima non sapeva.

In sostanza, preferisco che i miei boicottaggi danneggino solo chi devono danneggiare, e nessun altro.


verso la fine

ultima cena

ultima cena

E comunque un blog – perlomeno un blog di questo tipo – è fondamentalmente un angolo di cazzi miei, e quindi non lamentatevi se mi faccio i cazzi miei qua pubblicando una notizia tutto sommato ininfluente sulle magnifiche sorti e progressive dell’umanità: ho la tesi.

Non solo ho la tesi – alleluja alleluja – e quindi vedo in fondo al tunnel la luce della laurea, ma ho la tesi con Roy Menarini, un mito per molti e, in particolare, per me. La Dams Rockstar del momento. L’idolo delle folle. E probabilmente il professore più gentile che io abbia incontrato nella mia – ahimè – lunga carriera universitaria.

E non solo ho la tesi, e con Roy Menarini, ma ce l’ho su Battlestar Galactica, che è probabilmente la mia serie preferita so far (insieme alla prima stagione di Veronica Mars e a Wonder Years, ma quest’ultimo più per ragioni legate all’infanzia).

Ecco, quindi sono felice. E come al solito, in questi casi, ho paura che succeda qualcosa tipo che tutto va a rotoli, io vengo bocciata a tutti gli esami che mi mancano, non riesco a presentare la domanda di laurea in tempo, a Roy non piace quello che scrivo, nè come lo scrivo, oppure non riesco a trovare abbastanza bibliografia, cose così. Sì, sono una persona tranquilla e ottimista, io.

E soprattutto come al solito sto qui a sdilinquirmi quando in realtà devo prima di tutto finire di studiare per un esame che non c’entra una cippa. Cazzi miei, insomma, per tornare al punto di partenza.


old west & friends

doc holliday e mac

doc holliday e mac

“Mac, sei mai stato innamorato?”

“No, ho fatto il barista tutta la vita.”

Wyatt Earp e il barista Mac, Sfida infernale (My Darling Clementine), John Ford, 1948

Ci sono delle cose che mi fanno impazzire, dei vecchi film hollywoodiani.

Una cosa sono certi dialoghi. Un’altra cosa è il loro essere così ostentatamente finti. Chissenefrega del realismo, è uno spettacolo, uno spettacolo e basta. Nei western esplodono colpi di pistola a caso, e nessuno se ne stupisce. Nei musical, non è tanto che la gente canti e balli nel mezzo dell’azione, è proprio che la macchina da presa fa quel cavolo che vuole. Nelle commedie ci sono sempre quelle scene con la gente in macchina e i trasparenti dietro. Che quello che guida non guarda mai la strada, ma la donna di fianco a lui e chiacchiera e tu non stai mica lì con la tensione che da un momento all’altro possa spuntare fuori un camion e farli secchi.

Che poi, a ben pensarci, è collegato con i dialoghi. Nessuno, neanche negli anni quaranta, parlava come parlano nei film. E lo so che dipende dai mezzi tecnici, che lo stile è collegato con l’avanzamento tecnologico, etc etc.

Ma il fatto è che poi quei luoghi, quei clichès così inevitabilmente frusti hanno finito per diventare, nella nostra testa, dei luoghi veri. Ti sembra di esserci stato, in un villaggio del vecchio West, potresti disegnarne una mappa perfetta. E quando i due amanti perseguitati si incontrano alla stazione, per l’ultimo addio, ci dev’essere sempre, per forza, la nebbia, o la pioggia.

Lo so che non sto dicendo niente di nuovo, per carità. E che quei film sono tremendamente ingenui, e tutto il resto. Mi fanno quell’effetto di tornare all’infanzia, quando certe cose erano quelle che erano, perchè dovevano essere così, e basta. Ti chiedevi il perchè di un sacco di cose, ma non certo come facesse il cowboy buono a sparare così veloce e a ucciderne tre in un colpo solo. Che poi è una delle cose che mi fa amare il cinema, dare un corpo a mondi che non ci sono, e regalarteli.

Certo, dopo il tour de force di questi giorni, voglio farmi un’abbuffata di cinismo, complessità, letture multiple e politically uncorrect. Però è bello sapere che ci sono, ad aspettarti, dei posti dove puoi andare a riposarti un po’.


riscoperte

nosferatu - il principe della notte

nosferatu - il principe della notte

Non ricordavo quanto fosse bello e disperato.

Il Dracula di Coppola è una meraviglia continua di invenzioni e visioni, ma questo – questo ti strappa veramente il cuore.


scova l’intruso

intruso

intruso

Tipologia B, saggio breve o articolo di giornale:

Ambito artistico-letterario: Innamoramento. Testi di Dante, Alberoni, Gozzano, Catullo, Leopardi e Cardarelli.

Tra le tracce del tema di italiano della maturità 2009 (da Repubblica.it)


estetisti senza frontiere

annicinquanta

annicinquanta

“Il più acclamato contributo del femminismo americano per le donne afghane fu rappresentato dai consigli di bellezza. ‘Uno dei primi straordinari segni della liberazione è stato il ritorno delle donne afghane nei saloni di bellezza’ annunciò Afghan Communicator, una rivista scritta in lingua inglese. Con il sostegno di milioni di dollari provenienti da Revlon, Clairol, L’Oréal, Mac e le principali riviste americane di moda, ‘estetisti senza frontiere’ fecero ripetuti pellegrinaggi a Kabul per formare una nuova generazione di parrucchiere e truccatrici. Grazie al supporto degli americani venne addirittura aperta una scuola per estetiste al di fuori del ministero degli Affari femminili afghano finchè i funzionari governativi non si opposero alla sua presenza. Vogue diede un contributo di venticinquemila dollari per la causa e conferì l”Anna Wintour Award’ (un paio di forbici da cinquecento dollari) a Trina Ahmedi, una delle diplomate della scuola, per il modo in cui applicava il mascara.[...] Ma il pubblico a cui si rivolgeva tale campagna era sempre negli Stati Uniti. L’industria estetica stava celebrando la ‘libertà di scelta’ delle donne americane, come sostennero più volte i suoi rappresentanti.”

Susan Faludi, Il sesso del terrore. Il nuovo maschilismo americano, ISBN

E’ bello preparare certi esami. Si scoprono sempre un sacco di cose interessanti. E rassicuranti, sì sì.


misunderstandings

doh!

doh!

E insomma, vado a dare questo esame di semiotica del testo cinematografico e audiovisivo.

Il mio diabolico piano, date le mie scarsissime capacità semiotiche, era quello di puntare tutto su una tesina che parlasse di una serie tv, sperando che piacesse al prof, il quale è appassionatissimo di serie tv e ha pure scritto un libro serio sul tema. Di solito in questi casi si finisce a parlare di JJ Abrams o di Heroes, che è sempre più facile che spiegare Deleuze.

Il mio diabolico piano ha funzionato. Il prof mi ha interrogata di pirsona pirsonalmente, si è detto soddisfatto del mio lavoro, ha criticato il mio accostamento tra piano sequenza e realismo mandandomi in crisi su Bazin ma ha elogiato la mia prospettiva d’analisi (paroloni a caso).

Tutto fikissimo.

Senonchè a metà esame è venuto fuori che il prof medesimo era convinto che la mia tesina su Battlestar Galactica si riferisse a Stargate Atlantis.

Ci credo io, che non ce lo vedeva poi tutto quel realismo.

E ora, per proseguire nella mia immedesimazione con Homer Simpson, credo proprio che mi dedicherò con impegno alla birra.


il nuovo che avanza

90210 nuova versione

90210 nuova versione

Siccome sono donna e, come ricorda uno dei pleonastici gruppi di feisbuc, so fare anche tre cose contemporaneamente (!), ho completato il mio ripasso di Deleuze&Casetti con in sottofondo Raidue che trasmetteva il remake di Beverly Hills 90210, intitolato – originalità – 90210.

Ora, nella mia perversione telefilmica che mi porta a guardare liberamente e coscientemente badilate di cagate, io ho già visto questa serie in originale, parallelamente alla sua messa in onda in Usa, su quel meraviglioso canale ricettacolo del trash che è la CW. Questo nuovo 90210 fa sembrare l’originale anni Novanta un capolavoro della serialità televisiva e, dopo le prime tre puntate incentrate sull’entusiasmante mistero “di chi è il figlio di Kelly?”, perde ogni ragion d’essere.

Ma in tutto questo, tra immagini-affezione ed enunciazioni enunciative, la tivù stava alle mie spalle e sentivo solo l’audio e tutto quello a cui riuscivo a pensare è che il doppiaggio italiano quasi quasi fa sembrare l’odiosa protagonista Annie una vera attrice. Cioè, un doppiaggio italiano che migliora l’originale, non credo ci sia esemplificazione migliore di quanto questo telefilm sia brutto.

[Se penso che ci ha lavorato Rob Thomas, creatore del bellissimo&compianto Veronica Mars, mi capacito ancora meno.]

E, in definitiva, tutto questo è esemplificazione anche degli elevati livelli a cui può arrivare il mio masochismo seriale.

Per dire, domani mi guarderò le ultime due puntate di Harper’s Island.


quarantadue

marvin

marvin

Mentre studio Deleuze e mi sento una piccola immagine vivente sballottata nella luce infinita del piano d’immanenza – e mentre la stampa pseudosinistroide tutta festeggia inspiegabilmente il risultato “sotto le aspettative” del pidielle – così, a caso, non trovo niente di meglio che provare ad aprire un blog.

Per scrivere cose a caso.

Il mio amico del Pd – sì, ho un amico del Pd, ce l’hanno tutti. Me lo ricordo ancora quando, adolescente, si faceva dei gran bong e parlava di proletariato. Ora gira in Saab e crede ciecamente nel capitalismo e in Allah – il mio amico del Pd, dicevo, mi ha detto “noi c’abbiamo i soldi e non accettiamo lezioni da chi non arriva nemmeno al tre percento”.

In casi come questi, persino la semiotica sembra un rifugio più che accettabile.

L’unica cosa certa, al momento, sembra la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto.


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