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was anything real?
Avete presente la scena più bella di Ratatouille, quella in cui il critico Anton Ego, al primo boccone di ratatouille, si ritrova improvvisamente dentro la propria infanzia, a mangiare verdure e nostalgia? (Se non l’avete presente, la scena è questa, e non fate caso ai sottotitoli in spagnolo, perchè tanto la scena in questione, come quasi tutte le migliori sequenze cinematografiche, è senza dialoghi). Ecco, questo pomeriggio mi è successa la stessa cosa: stavo parlando con Bab, un discorso che non c’entrava nulla con quello che sto per dire (o, forse, un pochino sì, ora che ci penso), ma comunque siamo finite a parlare di sabbionaie.
Ecco, e all’improvviso, per un attimo, sono ritornata ad essere una Naima* quattrenne (o comunque un’età x compresa tra i 3 e i 5 anni), con baffi di sabbia e sabbia sotto le unghie e granelli di sabbia nei capelli, seduta dentro la sabbionaia della scuola materna, a giocare con la sabbia. Non solo. Sono ritornata ad essere quella Naima* quattrenne, nel momento in cui, giocando e scavando, scavando e giocando, è arrivata sul fondo della sabbionaia e si è ritrovata a grattare il cemento. Davvero, me lo ricordo perfettamente, anzi, l’ho proprio rivissuto: è così che dev’essersi sentito Truman Burbank di The Truman Show, quando ha realizzato tutto.
Sono picconate, impietose, all’infanzia. Momenti che ti segnano la vita, che ti trascinano a forza verso l’età adulta. Ben più di lauree, promozioni, esami, matrimoni.


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