
winter is coming, foto di anna parini
A un certo punto l’autunno arriva, e non importa più quanto tempo ci abbia messo. Che non è solo questione di vento, di foglie arancioni, di pioggia e cieli grigi. E neanche di cioccolate calde, buio alle cinque, matite temperate e castagne sbucciate.
E’ come se la malinconia delle domeniche pomeriggio si nascondesse dentro le cose, bruciacchiandole agli angoli. Poi pensa se fra un mese o poco più ti tocca lasciare Bologna, dopo quasi tre anni densi di tutte quelle cose che a noi del Dams piace tanto mettere nel nostro primo film. E densi anche di amicizie vere, e pure qualche amore – ma questo è un discorso troppo grosso per stare nel post di un blog.
Allora usciamo, nell’ultimo sabato pomeriggio in cui c’è ancora un po’ di sole, prima che si debba cambiare l’ora per fare arrivare più in fretta la sera. Usciamo e andiamo a bere una cioccolata calda al Bar Zamboni, che sarà anche un po’ fighetto, ma è stato pure il primo posto a Bologna dove sono andata a bere qualcosa, ora che ci penso. Una cioccolata calda con la panna e con dentro tutto il sapore tardoadolescenziale (eh, va beh, sì, è Brizzi… ma che ci vuoi fare, sono a Bologna…) dei sabati pomeriggio in centro ai tempi del liceo.
In Feltrinelli per vedere se quell’articolo lì su Nocturno c’è davvero davvero, c’è Samuele Bersani proprio davanti alle riviste di cinema, verrebbe da dirgli “levati, chè devo controllare una cosa” ma non fa, con tutta la gente che gli fa le foto e chiede gli autografi. Allora andiamo all’Osteria del Sole, quel posto dietro Piazza Maggiore dove c’è un cartello con scritto “serviamo acqua solo con l’aspirina”, e nella strada inondata di luce gialla beviamo il vino buono seduti sui gradini, sgranocchiando via patatine e castagne, chè ormai è buio.
Più tardi, in quell’enoteca così dannatamente parigina, persa nei vicoli dalle parti di Via dell’Inferno, che fa tanto radical chic sfogliare l’Internazionale col sottofondo jazz, però accidenti se è buono questo vino, e ci sale quella brillantezza allegra di quando il vino è proprio buono, altro che quella porcheria del pakistano – sarà che stiamo invecchiando, come si diceva io e Gaia nel suo appartamento, proprio a Parigi, proprio qualche mese fa, stiamo invecchiando e ci piace il vino buono.
Domenica, le sveglie impazzite, la spesa, cucinare insieme con la colonna sonora di Radio Rock – ma cosa diavolo avrà poi di così speciale la musica degli anni Sessanta? – le lasagne, il tiramisù, i biscotti fatti in casa, il tè, Taboo, il fumo, i film, e la sera che, proprio come previsto, arriva più in fretta. E sì, anche le benedette primarie che eleggono un altro Bersani, mannaggia, preferivo quello di sabato, anche se stava tra me e le riviste.
Eh.
L’autunno a un certo punto arriva, e non è tanto questione di maglioni di lana, ombrelli, quaderni di scuola. Non è solo questione di violini, di fumo e di nebbia.
[Grazie a Giò, a Bologna, a Dente, a Gaia, a Parigi, a Guccini, a Carmen Consoli e a Verlaine.]