
the end of the journey
Visto che non ho tempo di scrivere un post perchè sono impegnata a scrivere di Battlestar Galactica, ho pensato di pubblicare qui due cose che ho scritto per Nocturno di gennaio, su Battlestar Galactica. Cosa sono originale, vero?
La quarta (e ultima) stagione di Battlestar Galactica
La differenza tra una buona serie tv, appassionante e ottimamente realizzata, e una serie tv di culto risiede principalmente nei suoi spettatori. L’amore incondizionato e, talvolta, ossessivo che i fan dell’universo di una fiction riservano al proprio oggetto di adorazione risponde a dinamiche misteriose (ne sanno qualcosa gli autori del poco riuscito Flash Forward) e reca con sè parecchie insidie, oltre all’inevitabile gloria: aspettative elevatissime possono accompagnarsi a vertiginose delusioni. Battlestar Galactica, reimmaginazione di una serie di fantascienza degli anni 70 operata dal veterano di Star Trek Ronald D. Moore, nonostante resti ancora semisconosciuta al grande pubblico italiano, appartiene a questa categoria in grado di sconvolgere le anime di migliaia di fan.
In una galassia lontana lontana, come spesso succede nella narrativa sci-fi, gli uomini hanno dato vita a macchine senzienti che, ahinoi, si sono ribellate e hanno iniziato una guerra senza esclusione di colpi ai danni dei propri creatori. Dopo un terribile attacco nucleare, i superstiti della razza umana vagano per lo spazio, inseguiti dai cylon, i quali, nel frattempo si evolvono e assomigliano sempre più a coloro che li hanno generati. Una premessa per nulla originale, raccontata però attraverso stili di ripresa documentaristici e con un’attenzione al realismo di trame e personaggi davvero notevole per un’ambientazione fantascientifica.
Mentre le repliche dei primi episodi vanno in onda su Rai4 già da questo settembre, è partita a dicembre sugli schermi della satellitare FX la quarta ed ultima stagione, tremendamente attesa e gravida di un pesante carico di questioni irrisolte. E’ noto: come per Lost, il culto è generato più facilmente da quei prodotti che moltiplicano le possibilità di discussioni e di teorie da rimbalzarsi l’un l’altro su forum e blog. Non sta forse lì, il vero piacere, nell’allungare l’esperienza di fruizione oltre i confini dei quaranta canonici minuti settimanali? E non è, dunque, inevitabile che il finale sia deludente, per il solo fatto che ci priva tutti, per sempre, di quest’esperienza totalizzante?
Perchè, nonostante la quarta stagione di Battlestar Galactica conservi, per buona parte delle puntate, l’altissima qualità già dimostrata negli anni precedenti, nonostante sia ricca di episodi magnifici (in particolare l’episodio 4×10, Revelations, uno dei momenti più destabilizzanti dell’intera serie) e di interpretazioni magistrali, nonostante tutto, di questo si parla: la delusione del season finale. Lo troverete troppo affrettato, o troppo inverosimile; non appagherà la vostra ansia di risposte, e le poche spiegazioni che vi elargirà, quasi sicuramente, non vi piaceranno. Vi sentirete insoddisfatti, spiazzati e, inevitabilmente, anche un po’ presi in giro.














