E dunque abbiamo lanciato questo bando e poi abbiamo fatto questo ebook. Si intitola Per Genova, dieci anni dopo, ok, il titolo non è il massimo dell’originalità, ma eravamo immersi fino ai gomiti nell’organizzazione di Paesaggi Sonori, quando l’abbiamo scelto, e dunque non ci è venuto niente di meglio.
E dunque dopo l’ebook, che potete scaricare tutti gratuitamente e leggere e diffondere il più possibile, adesso abbiamo fatto pure il reading, come fanno tutte le persone serie che fanno gli ebook sull’internet. Chè un sacco di gente non usa l’internet e allora le cose devi andargliele a leggere di persona, e poi leggere a voce alta con la musica sotto è una cosa bella, più bella, a volte, che leggere ognuno per conto proprio rannicchiato sul treno la mattina presto mentre si va a Milano e fuori piove.
L’altra sera – venerdì – abbiamo fatto questo reading in un circolo di Gallarate che non ho capito se era comunista, socialista, resistenziale o che altro. Me ne sono tornata a casa furente di rabbia e con la nausea nella gola e l’impotenza sullo stomaco. I fascisti di sinistra, a volte, sono peggio di quelli veri. L’aria paternalistica di chi ha ragione perchè tu sei giovane. Quelli che io ho fatto la Resistenza e quindi tu hai torto. Quelli che la polizia è stata provocata, e anche i carabinieri sono vittime. Quelli che la proprietà privata è sacra. Quelli che il servizio d’ordine, perchè non c’era il servizio d’ordine? Quelli che questo movimento è anarchico e senza regole e senza disciplina e quindi tutto sommato è giusto che gente inerme sia stata picchiata, inseguita, ferita, mandata in coma, strappata dal suo sacco a pelo improvvisato in una scuola di notte, ridotta a straccetti scomposti di carne e sangue per un massacro travestito da perquisizione senza mandato e senza movente, imprigionata per giorni in una caserma, e torturata in mezzo a canti del ventennio. E’ giusto, tutto sommato, perchè non c’era il servizio d’ordine. Perchè non c’era il partito. Perchè non c’era il sindacato (che poi il sindacato c’era pure, ma nello sbrodolamento qualunquista tutto fa brodo).
Il fascista di sinistra. Per il quale la cosa più importante da preservare è la sua macchina parcheggiata in fondo alla via. La serenità personale, le indistruttibili certezze. “Che se mi bruciano la macchina, io mi incazzo”. Quello che gli parli di moltitudini e di diritti per tutti, di richiese transanzionali, di collaborazione d’intenti per perseguire un mondo più giusto, gli dici “a Genova per la prima volta centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per rivendicare diritti per gli altri e non per se stessi”. E quello ti guarda sornione, ride sotto i baffi, “che ingenuo che sei”, ti dice con gli occhi, “il mondo, gli altri, la giustizia. Che stupido, che illuso”.
Il fascista di sinistra è quello che i giovani non sono più quelli di una volta, questi giovani di oggi che non hanno coscienza politica. Il fascista di sinistra ti dice “sei tu, giovane, che devi cambiare il mondo!”. Se gli fai presente che con un contratto a partita iva che scade fra sei mesi e magari 800 euro di stipendio al mese, già è tanto se arrivi vivo a fine anno, magari ti risponde pure che non hai voglia di lavorare. Il fascista di sinistra crede nei bamboccioni, e in Di Pietro e in Beppe Grillo. Crede nella disciplina, rimpiange il partito comunista degli anni 60, vota Pd perchè Vendola è un finocchio e poi parla troppo difficile. Magari, se ha uno scatto di originalità, alle prossime elezioni vota Renzi, chè i giovani devono cambiare il mondo, e Renzi è giovane, no? Renzi, Billy Costacurta, Baricco e l’inventore dei Gormiti.
Al fascista di sinistra tu ti presenti con il tuo carico di verità raccolto dentro le testimonianze sincere di chi si è fidato, ti ha scritto, ha messo in circolo la propria voce. Cerchi di raccontare perchè un’intera generazione ha subito un trauma irreversibile, in quei giorni di luglio, un trauma doloroso, cicatrice indelebili. Ti presenti lì con la voce che trema perchè dopo dieci anni il ricordo di Genova ancora le spezza. Il fascista di sinistra sghignazza e dice “il servizio d’ordine, i cassonetti, la proprietà privata”.
Il giorno dopo Berlusconi si dimette, e il fascista di sinistra giubila, stappa lo champagne, grida “buffone”. Insieme a tanti non fascisti, certo. Ma lui c’è. Finalmente. E’ felice come una pasqua, chè magari la prossima volta vince lui, sempre che non ci si metta di mezzo quel ricchione di Vendola.
E tu invece non festeggi, non davvero. Vorresti, ma non riesci. Fai finta, ti apri una birra, scruti incredula quella folla giallastra che riempie il tg davanti al Quirinale. Osservi quelle facce e ti chiedi dov’erano quelle persone lì negli ultimi diciotto anni. Ti domandi se non sono le stesse che “gli immigrati dobbiamo aiutarli, ma a casa loro”, “non ho niente contro i gay, basta che non facciano le loro cose in pubblico”, “le donne però se si vestono da zoccole alla fine se la cercano”. Quelli che alle otto guardano Striscia pensando sia un telegiornale vero. Quelli che non si perdono una puntata di Fazio e sono convinti che sia uno che fa le domande scomode. Che annuiscono beoti ad ogni asserzione di Beppe Grillo.
Quelli che hanno bisogno di andare dietro a qualcuno, di applaudire qualcuno, di sventolare le bandiere di qualcuno, di fare il tifo. Di sentirsi migliori degli altri. Di stare sempre dalla parte della ragione. Fascisti, poco importa di quale direzione.










