Mi vergogno sempre un po’ ad arrivare buon’ultima nella scoperta delle cose, ma il mio primo dicembre nel mondo del lavoro è qualcosa di devastante che ti arriva tra capo e collo come una ghigliottina di quei tempi là in cui tagliavano le teste ai re.
Io sto bene. Non ho un vero lavoro, ancora, e di conseguenza non ho uno stipendio. Ho dei genitori che mi sostengono mentre provo, almeno per un po’, a trovare il lavoro che voglio fare davvero, o che almeno non mi faccia proprio schifo. In parole povere, ho un culo gigantesco.
Non avere un vero lavoro ha un indubbio vantaggio: non avere paura di perderlo. Che tu dici “bella roba”, ma lascia stare. Arriva dicembre, con le sue lucine di Natale e le carte regalo luccicanti, i negozi aperti la domenica e la neve. Arriva dicembre, si avvicina il Natale e scadono i contratti.
I contratti si rinnovano, oppure no, oppure cambiano. Un determinato, un progetto, una collaborazione Un rimborso spese. Altri due mesi di stage. Forse sei. Un part time, un full time, un verticale, un orizzontale. Tanti cantano il precariato meglio di me, piovono libri, film e spettacoli teatrali. Ma trovarcisi in mezzo è un’altra cosa. Ovunque ti giri c’è qualcuno che ami che ha perso il posto, oppure gli hanno dimezzato lo stipendio, oppure non sa cosa succederà dopodomani. Intanto si accendono le luci dello shopping e piove. Piove merda, altrochè.
Che poi c’è anche la crisi, e poi c’è la politica, e l’economia, e avere anche un posto a tempo indeterminato non vuol dire più un cazzo. Che poi c’è anche la sfiga, eh, quella c’è sempre, non ti molla mai.
Ieri mattina alla radio una deputata del Pdl, candida come un rotolo di carta igienica usata, proclamava: “Ma io posso anche capire che i giovani possano avere delle rimostranze, ma proprio non comprendo perchè debbano essere così arrabbiati”. Non capiva, lei. Poveretta.
L’inverno è cominciato solo ieri. Con un’eclisse, e la neve. Fa un freddo fottuto, da queste parti, signora mia. E nevica, nevica merda. Siamo una generazione a termine, e ci svegliamo la notte con il petto pesante perchè è dicembre e a gennaio boh. Non è che siamo arrabbiati. E’ che è un disastro di niente, signora mia. Affoghiamo nel niente. E’ che dovremmo avere tutta la vita davanti, come piace dire a voi altri, e invece davanti c’è solo, forse, un altro mese di stage.
Oggi va così, penso a una ghigliottina e mi vengono un sacco di buone idee. Oggi va così, l’unica soluzione plausibile sembra essere l’apocalisse. O Cthulhu. O la rivoluzione, come diceva quel signore là che se n’è andato da un mesetto neanche. Ma qua la rivoluzione qua non la sa fare più nessuno. Insomma, dai, spacchiamo tutto. E il primo che mi viene a parlare di “ottimismo”, come dire, “ho delle soluzioni medievali per il suo culo”.












