la luna e la mela

•25 Novembre 2009 • 1 Commento

mela marcia

Abbiamo clamorosamente toppato orario, decidendo di andare a vedere New Moon alle cinque e mezza del pomeriggio. Innanzitutto, eravamo sobrie, chè va bene l’alcolismo giovanile, ma iniziare a bere alle quattro solo per affrontare la visione del secondo capitolo della saga di Twilight ci sembrava eccessivo. E poi non c’erano twilighters assatanate tra il pubblico, anzi, la sala era semivuota e i pochi spettatori sghignazzavano quanto noi. Da ciò ne ho dedotto che le fan di Twilight vanno al cinema la sera, che fa più figo, infatti quando siamo uscite noi, ce n’erano sciami pronti a catapultarsi all’interno del cinema, compreso un quartetto che era uguale uguale alle schiavette di Blair in Gossip Girl. Nel caso, sapevatelo.

Innanzitutto, un’improvvisa rivelazione si è spalancata davanti a noi, talmente semplice e geniale, proprio quelle cose che una volta inventate ti sembrano una stronzata e ti chiedi come mai non ci hai pensato prima tu, cose tipo, che ne so, Facebook: il motivo per cui Edward Cullen, il vampiro supereroe che legge nel pensiero, non riesce a leggere nella mente di Abbella è che, semplicemente, nella mente di Abbella NON C’è NIENTE. Sì, lo so, è di una banalità stupefacente, ma non mi stupisco del fatto che nessuno – vampiri, uominilupo, bestie mitologiche e mutaforma a caso – non ci sia ancora arrivato : sono tremendamente idioti anche loro.

[Sia chiaro che con questo non voglio dire che i fan di Twilight siano tutti degli stupidi - anche se sulle "twilightmoms" non ho dubbio alcuno -, non mi permetterei mai di generalizzare e definire stupide migliaia e migliaia di persone, di adolescenti, poi, gli adolescenti non sono stupidi, assolutamente, e infatti vorrei proprio dire, agli adolescenti: "voi siete intelligenti! siete sensibili! state vivendo un'età che fa un po' cagare sotto alcuni aspetti, ma sotto altri è una figata pangalattica! Fate un sacco di cose stupide, è vero, ma chi non ne fa? Però non siete stupidi! Ribellatevi! Gli esperti di marketing sono kattivi! I manager della Cw che fanno per voi solo fiction inguardabili sono kattivi! Licia Troisi che scrive libri illeggibili! Stephanie Meyer che vuole convincervi che non trombare sia bello! Ribellatevi! (Però usate sempre il preservativo, mi raccomando)"].

Comunque, così per divertirmi e mentre aspetto che il cuggino mi porti la nuova puntata di The Big Bang Theory, passerò ora ad illustrarvi la profusione a piene mani di stupidità presente in New Moon e, per fare questo, dovrò raccontarvi cosa succede in New Moon, quindi, inevitabilmente, ci saranno degli spoiler, ma tanto, se avete visto il trailer di New Moon, sapete già cosa succede nel film, quindi potete leggere tranquillamente.

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per poi fuggire sopra le nuvole

•23 Novembre 2009 • 1 Commento

foto di giorgiaguencivilla

Dunque.

Mentre il naufragar non m’è per niente dolce in questa nostalgia preventiva, mi sono messa a pensare a qualcosa di utile, come per esempio tutte le cose che vorrei fare a Bologna in questi ultimi quattro giorni, talune delle quali, tra l’altro, non è possibile fare per svariate ragioni. Comunque, eccole qui:

  • Prendere un caffè nuvola. Si prende in una caffetteria sciccosissima di via Altabella, che poi una volta che ci sono andata ho visto che avevano Libero tra i quotidiani in visione, e quasi il caffè nuvola mi andava di traverso. Non chiedetemi cosa sia il caffè nuvola, perchè spiegarlo non ha senso, e poi la ricetta ce l’hanno solo in quel bar lì. Credo c’entrino la cioccolata e una crema di latte leggera come schiuma. La prima volta a bere il caffè nuvola mi ci ha portato la Vale, dopo che avevo rifiutato il voto al primissimo esame di specialistica, ed ero giù di corda. Poi, dopo il caffè nuvola, non lo ero più, giù di corda. Devo passare a vedere se lo fanno ancora.
  • Un gelato da Stefino. Moro e caribe con la panna. A Bologna, prima che aprisse Saverio, proprio qua sotto casa nostra, c’erano tre gelaterie che si contendevano il podio di migliore gelateria della città: Da Gianni – ma non quello sotto le torri, quello verso piazza Santo Stefano – è la gelateria cicciona, con i gusti totalmente grassi e dolci e cicci, insomma, il paradiso delle porcate golose; la Sorbetteria Castiglione sta a fianco a una Cioccolateria, e le sue creme cioccolatose sono varie e meravigliose, dal momento che il cioccolato è il re del gelato (e di qualunque altra cosa); e poi Stefino, in via Galliera, che usa solo ingredienti biologici e stracontrollati, e per un gelato devi prendere il bigliettino e fare la coda come dal salumiere, però ne vale la pena. Ecco, prima che aprisse Saverio, proprio qui sotto casa nostra, in via Indipendenza, Stefino era il mio preferito, solo che adesso non posso prendere un gelato da Stefino, perchè d’inverno Stefino è chiuso. Quindi andrò qua sotto, in via Indipendenza, e mi prenderò Van Gogh e Dolceamaro da Saverio, ecco.
  • Dell’Osteria del Sole abbiamo fatto una bella scorta, settimana scorsa, tra lauree e tutto il resto. Sta dietro Piazza Maggiore, ora non mi ricordo la via, ma ci sono tutti i muri straripanti di horror vacui di quadretti e stampe, e servono solo vino e birra e c’è un cartello con scritto “serviamo acqua solo con l’aspirina”, e tu puoi portarti le tue cose da mangiare e sederti a un tavolo e stare lì.
  • Poi voglio passare anche al Siesta, in largo Respighi, vicino al College. Che al College, ok, fanno i cicchetti più assurdi della storia, però al Siesta c’è lo spritz a un euro, uno spritz chimicissimo talmente arancione che emana luce propria, e quando si va lì ognuno offre un giro e così se si è tipo in cinque o sei si finisce sempre ubriachi. Alle dieci e mezza ubriachi a mangiare qualcosa di chimicissimo al Parigino, che il Parigino fa gli hot dog con la besciamella e il formaggio sopra, oppure da Bombo Crep, che ti fa le crepes o i bomboloni o i cornetti con dentro tutto quello che vuoi. Cioccolato bianco e fragole, per esempio, che è, per dire, uno dei miei accostamenti preferiti.
  • Anche da Ken, in via Venturini, fanno lo spritz a un euro e ci sono pure i tavolini sulla strada, sotto i portici, e se ci vai a orario aperitivo ti portano le brioche avanzate della giornata. Un sacco di chiacchiere si sciolgono e vagabondano, lisce lisce come lo spritz a un euro, e non sembra esserci mai fretta. E pure da Modo Infoshop in via Mascarella, che anche lì ci sono i tavolini fuori, e pure la libreria che sta aperta fino a mezzanotte, con le cassette di libri fuori – un libro 3 euro, due libri 5 euro – e la birra comunque costa 2euroe50, così, volendo, con poco più di cinque euro metti a posto la mente e il fegato.
  • Poi, anche se l’ho scoperta da pochissimo, e grazie alla Giò – grazie Giò – voglio ripassare alla Cioccolateria Roccati, in via Clavature, perchè quel posto lì è il paradiso. E’ una gioielleria con i cioccolatini al posto dei braccialetti e delle collane – cosa che, per quanto mi riguarda, sarebbe così ovunque, se il mondo girasse per il verso giusto. Costa un po’, ma merita, anche perchè girovagare per quelle vie lì – Pescherie Vecchie, de Musei, Caprarie, etc. – è qualcosa che ti riempie gli occhi di cose d’altri tempi e, anche, un po’, di eternità.
  • Se non fosse che ormai siamo alle porte dell’inverno, ci sarebbe da andare ai Giardini Margherita con una coperta, delle candele, una chitarra (e un suonatore di chitarra, che io mica so suonare), qualche amico e tutto l’armamentario di queste occasioni.  Chissà, forse fa troppo freddo anche per andare all’Ex Mercato 24, questo giovedì. Visto che invece il Natale si avvicina farò un giro al Portico dei Servi, per vedere se hanno già montato le bancarelle, che comunque pure lì hanno delle robe al cioccolato che spaccano i culi. Mi avvolgerò nella sciarpa di lana, nel cappello e nei guanti e lascerò fuori solo dei pezzetti di guance da lasciare arrossare al freddo, mentre il naso annuserà l’aria densa di castagne, fuliggine e spezie.
  • E di ritorno da un paio d’ore perse dentro la Feltrinelli sotto le Torri, mi perderò per la centomillesima volta tra i vicoli attorno a via dell’Inferno, che se piove riflettono sull’acciottolato le luci gialle della sera, e dalle parti di Piazzetta Biagi raggiungerò il Camera a Sud che, pure quello, l’abbiamo scoperto da poco – anche perchè prima era diverso – ma è bastata un’occhiata per sentire l’odore di casa. Che è come andare in emeroteca solo che c’è anche il vino e non devi per forza stare in silenzio. E a questo proposito, farò pure un giro in Sala Borsa, anche se libri non ne posso prendere, ma una cosa come la Sala Borsa, secondo me, dovrebbe esserci in ogni città.
  • Un’ultimo giro al Pratello me lo lascio per quando – toccataditettescaramantica – tornerò a laurearmi. E così anche la scarpinata su per la Torre degli Asinelli. Che quel giorno lì sarà il giorno giusto per salire così in alto, urlare ai tetti, e poi, la sera, fare la Paris Dabar, finchè le gambe i piedi lo stomaco ci reggeranno. Perchè quel giorno lì ci sarà davvero bisogno di urlare, e di ubriacarsi.
  • E poi, un giorno, tra pochi mesi oppure tanti, un giorno di inizio estate, ricalpesterò via Zamboni,  passerò davanti al 38, catturerò delle note d’opera davanti al Comunale, comprerò una birra in piazza Verdi, darò una sbirciata da lontano a piazza Maggiore, e mentre il cielo i tetti e i portici si incendieranno di sole al tramonto, raggiungerò piazza Santo Stefano, mi siederò davanti alle Sette Chiese, appoggiando il culo sul pavè ancora caldo di sole, sorseggerò la birra ascoltando scendere la sera, tra le chitarre, le voci e i canti, che ci saranno ancora, perchè, lì, ci saranno sempre.

black vomit christmas

•18 Novembre 2009 • 2 Commenti

che quando poi sai queste cose, rimpiangi il momento in cui non le sapevi

Ora, facciamo pure che Gesù sia risorto e se ne stia lassù tra le nubi ad ammirare col suo paparino questa sottospecie di schifo che chiamano mondo. Ricordate che per tipo una trentina d’anni – chè lui era un bambino precoce – si è smazzato l’umanità predicando, e alla fine si è pure fatto crocifiggere, voglio dire, si è fatto crocifiggere, pensateci bene, a cosa vuol dire, farsi crocifiggere. Col padre che si ritrovava, secondo me, poteva pure trovare il modo di evitarla, la crocifissione, insomma, suo padre è uno che se gli girano ti inonda il mondo in due minuti, o ti manda giù un esercito di cavallette bastardissime, però lui si è lasciato crocifiggere perchè, probabilmente, nella sua ingenuità, pensava che forse, almeno con quel gesto estremo, l’umanità avrebbe imparato qualcosa.

Pensate come gli girano i coglioni, adesso, se veramente è risorto e ci guarda da lassù. Che nonostante tutto, l’umanità non solo non ha capito un cazzo di niente, ma usa pure il suo nome per fare delle merdate disgustose che vanno contro a qualunque cosa lui abbia predicato per quei trent’anni là, prima di lasciarsi crocifiggere. Secondo me gli girano a elica, proprio. Secondo me, altro che cavallette. Altro che essere zen, scommetto che pure Buddha gli dà ragione di brutto.

Comunque a me i leghisti mi fanno schifo. Ma proprio schifo schifo, non è un’immagine metaforica, mi fanno venire da vomitare allo stesso modo che se mi trovassi davanti una montagna di merda mescolata al vomito. E secondo me pure Gesù, e il suo amico Buddha, e pure il suo papà, sono d’accordo con me.

specchio riflesso

•18 Novembre 2009 • Lascia un Commento
specchiarsi

specchiarsi

- Non credo più nell’amore. Sono appena uscita da una storia finita male.
- Male? Cos’è successo?
- Io lo amavo infinitamente e lui mi ha lasciata.
- Come mai?
- Perchè non mi amava più.
- Ma questa non è una storia finita male. E’ una storia finita e basta.
- C’è differenza?

agevolazioni

•6 Novembre 2009 • 2 Commenti

lo struzzo

Mi domando davvero a che livelli debba arrivare l’ipocrisia prima che tutti ci si metta a vomitare per il disgusto.

In un paese dove un Festival longevo e ricchissimo viene chiuso (pardon, spostato) e indagato per “agevolazione all’uso della marijuana”. Un paese dove un ragazzo muore massacrato di botte in galera, e tutta la stampa si nasconde dietro la generica parola “droga”, perchè ben consapevole che scrivere che uno muore in questo modo tremendo per venti grammi di erba paleserebbe agli occhi dell’opinione pubblica la terrificante assurdità dell’accaduto.

Certo che la gravità dei due eventi non è lontanamente paragonabile.

Però mi sembra indicativo di una complicità diffusa nel costruire dei bei cumuli di sabbia, per poi poterci ficcare più comodamente la testa dentro. Per agevolarsi.

l’identità e la tradizione

•5 Novembre 2009 • 1 Commento

identità

Io – ufficialmente – non ho mai fatto nemmeno un’ora di religione in tutta la mia carriera scolastica.

Già dalla scuola materna (perchè cercano di prenderti da piccolo), i miei previdenti genitori mi hanno segnata per l’ora di “attività alternativa alla religione cattolica”, spiegandomi – i miei genitori mi hanno sempre trattata da persona cervellodotata, anche quando ero una persona piccola, e non sarò mai loro abbastanza grata per questo, e per tante altre cose – che l’essere religiosa, e cattolica, avrebbe dovuto essere una scelta mia, e solo mia, che avrei dovuto prendere quando avessi avuto tutti gli elementi e la maturità per farlo.

Durante tutti gli anni della materna e delle elementari e delle medie, nell’ora “alternativa” ho fatto delle cose fighissime: un anno, la maestra delle elementari, ci fece “educazione alla pace”, un altro anno “ecologia”, un altro ancora leggemmo le biografie di personaggi chiave del ventesimo secolo, tipo Gandhi, Martin Luther King e Malcolm X. Alle medie un mini corso di “giornalismo”, uno di informatica in dos, di cui non ricordo praticamente nulla, e un anno “cinema”, cosa che credo abbia contribuito non poco – insieme alle perversioni del Pierlu, che mi faceva vedere 2001 Odissea nello spazio a sei anni – ai miei studi futuri.

Nel frattempo, per non far soffrire la nonna, che ci teneva molto, andai a catechismo, per via della comunione e della cresima. Sempre con la raccomandazione dei miei di continuare a pensare con la mia testa. Mi ricordo che, ovviamente, per un periodo, mi sentii molto cattolica. Dicevo le preghiere tutte le sere, e chiacchieravo amabilmente con Dio, prima di addormentarmi. Sono sempre stata convinta che avessimo un ottimo rapporto. Finchè, a un certo punto, una vocina molto insistente nella mia testa cominciò a dirmi che sarebbe molto bello se esistesse un aldilà, e un disegno superiore, e tutto il resto, ma il Big Bang e il caso e tutto il resto sono una spiegazione molto più credibile. Roba che, delle volte, non mi dispiacerebbe nemmeno poi tanto poter “credere”, ma proprio non ce la faccio. Magari andrò all’Inferno, ma almeno non avrò mentito a me stessa in cambio di un po’ di consolazione.

Poi alle superiori c’era un prete simpatico (sì, sono pochi, ma esistono) che faceva l’ora di religione, e siccome non c’era nessuna attività alternativa prevista per l’ora di religione, finivo per rimanere in classe a discettare con lui dei massimi sistemi, di Dio e della vita, e mi piaceva pure, e credo abbia giovato molto il fatto che lui mi trattasse da persona cervellodotata, appunto, e che rispettassimo le nostre convinzioni, senza cercare di convertirci a vicenda. Forse non dovrei dirlo, ma una volta pure lui convenne con me che l’ora di religione è una cagata, e infatti lui di religione cattolica, in classe, non parlava quasi mai. E nemmeno di tutte le puttanate cielline tipo il progetto di vita, etc. Era convinto che le donne avrebbero potuto benissimo fare le sacerdotesse, e che il voto di castità fosse una cosa inutile.

Ecco, ho divagato. Ripensavo a queste cose in questi giorni, dopo la sentenza della corte europea sul crocifisso e tutte le infinite discussioni nostrane che ne sono seguite. Che i cattolici non abbiano mai compreso il significato di “laicità” si sapeva. Ma io proprio non capisco cosa c’entri il crocifisso con il concetto di identità. A parte che a me dell’identità italiana o europea o venusiana o rettiliana o coloniale non può importarmene una cippa. Ma se proprio, ma santoilcielo, ma insegnate bene la storia, e non solo fino alla seconda guerra mondiale. O la geografia, che poi c’è gente che, se non fosse per il terremoto, non saprebbe dove mi è l’Abruzzo. Per non parlare dell’educazione civica, che non se la caga mai nessuno, e che dovrebbe insegnare cosa vuol dire essere un cittadino – cosa che, per quanto mi riguarda, è l’unica identità che mi interessi.

Per quanto riguarda l’identità religiosa, chiese e oratori (e anche i ciellini) sono ovunque. E per l’identità italiana, StudioSport, StudioAperto e la rubrica Gusto mi pare provvedano egregiamente.

Le altre cose che penso al riguardo, sono già state dette egregiamente qui.

clear eyes, full hearts, can’t lose.

•4 Novembre 2009 • Lascia un Commento

friday night lights

il nuovo campo da gioco

Two years ago, I was afraid of wanting anything.

I figured wanting would lead to trying and trying would lead to failure.
But now I find I can’t stop wanting. I want to fly somewhere on first class. I want to travel to Europe on a business trip. I want to get invited to the White House. I want to learn about the world.
I want to surprise myself. I want to be important. I want to be the best person I can be. I want to define myself instead of having others define me.
I want to win and have people be happy for me. I want to lose and get over it.
I want to not be afraid of the unknown.
I want to grow up and be generous and big hearted, the way people have been with me.
I want an interesting and surprising life.
It’s not that I think I’m going to get all these things, I just want the possibility of getting them. The possibility that things are going to change.
I can’t wait.

In occasione dell’inizio dell’insperata quarta stagione di Friday Night Lights, il saggio che Tyra scrisse per il college, nella penultima puntata della scorsa, bellissima, stagione.

Che è talmente zuccheroso da legare i denti, e banale e speciale come l’adolescenza. E proprio per questo così vero. Riflettendo insieme ad altri “colleghi” di Serialmente su come questa serie continui ad essere un ottimo esempio di quello che cerchiamo, e a volte troviamo, nella nostra passione di spettatori: un coinvolgimento totale ed emozionante in qualcosa che è così “altro” e, allo stesso tempo, così nostro.

solo un umile saluto

•2 Novembre 2009 • Lascia un Commento

alda merini

alda merini

… solo una fanciulla
piena di poesia
e coperta di lacrime salate…

Non so mai bene cosa dire o cosa fare, in questi casi, chè già la morte di per sè è un casino per le parole, figuriamoci la morte di qualcuno che non si ha mai nemmeno conosciuto.

Però penso sempre che, in qualsiasi caso, valga sempre la pena ricordare.

una crisi c’è sempre ogni volta che qualcosa non va

•31 Ottobre 2009 • 2 Commenti
crisi

c'è grossa crisi

Non che ce ne fosse bisogno, ma quest’anno alla Fiera ho visto la crisi. E i suoi effetti.

In parole povere, l’anno scorso ho fatto un sacco di soldi (non per me, ovviamente, ma per i miei datori di lavoro temporaneo), quest’anno no. Il risultato più immediato è che mi sono stracciata le palle che non ho, fissando il vuoto per ore ed ore: primo effetto della crisi.

Il secondo effetto della crisi, forse, chissà, potrebbe essere che alla prossima fiera ci saranno meno stand e quindi magari non mi chiameranno e quindi avrò meno soldi e quindi, anche volendo, non potrei spenderli in altri ipotetici stand. Cosa che non avrei comunque fatto, ma non è questo il punto.

Il punto è che, in ogni caso, crisi o non crisi, per me il fatto che la gente eviti di buttare via i soldi in cose inutili non sembra poi un male. E’ come quel discorso che mi faceva il mio amico del piddì – sempre lui – che fare un sacco di imballaggi e produrre un sacco di rifiuti va bene perchè crea posti di lavoro. A me sembra una stronzata.

Vabbè, ma lo sappiamo da un pezzo che il capitalismo non funziona.

Che poi, un altro effetto, questa volta positivo, della crisi è che più di un cliente si è messo allegramente a parlare con me di quanto il governo attuale faccia merda e ci stia portando tutti alla rovina. Cosa che, se non altro, mi rassicura sul fatto che, anche vestita da pinguina e con i taccazzi, mi si legge ancora in faccia la mia appartenenza sinistrorsa.

[Postilla che non c'entra una cippa: non parlerò mai più su questo blog della Juve, a meno che noi non si vinca un qualche scudetto e/o champion's league e/o qualche altra competizione sportiva.]

a me non piace il calcio

•29 Ottobre 2009 • 3 Commenti

un calciatore molto figo in svariati sensi

Poi uno dice “a me non piace il calcio”.

Ma come fai, se poi ti capita di essere in giro a bere il vino buono in compagnia, e all’improvviso ricordarti che c’è l’anticipo/posticipo/giorno della settimana random in cui si decide di piazzare una giornata di campionato così poi i giocatori sono spompati e prendono le bombe per tirarsi su e allora dopo le mamme dicono che pure il calcio rovina i giovani. [I giovani d'oggi sono rovinatissimi]. E allora pensare di andare in un pub a vedere almeno il secondo tempo, che entri e se provi ad immaginarla senza audio, la scena che ti si presenta è quantomeno surreale. Però l’audio c’è, eccome, e pure la birra, e i nervi tesi con gli occhi piantati sugli schermi

E di qua c’è la Juve che vince tre a zero con la Samp, e basta leggere quel 3 e quello 0 per allargarti un sorriso sulla faccia. Di là il Milan vince due a zero col Napoli, amen, non si può avere tutto. Ma come fai a dire “non mi piace il calcio” se, mentre sei lì col sorriso allargato sulla faccia e la birra gelata in mano, la Juve fa in tempo a segnare altri due gol, che sembrano un regalo. E quando poi la partita di qua finisce, quella di là continua, e il Milan vince ancora due a zero, no aspetta, due a uno, no aspetta: il Napoli pareggia nei cinque minuti di recupero.

Come fai a dire “non mi piace il calcio”, se basta così poco per essere immediatamente tutta allegra e frizzante, come un bicchiere di champagne.

Ecco, certo, forse per i milanisti non è stata proprio la stessa cosa.