agevolazioni

•6 Novembre 2009 • 1 Commento

lo struzzo

Mi domando davvero a che livelli debba arrivare l’ipocrisia prima che tutti ci si metta a vomitare per il disgusto.

In un paese dove un Festival longevo e ricchissimo viene chiuso (pardon, spostato) e indagato per “agevolazione all’uso della marijuana”. Un paese dove un ragazzo muore massacrato di botte in galera, e tutta la stampa si nasconde dietro la generica parola “droga”, perchè ben consapevole che scrivere che uno muore in questo modo tremendo per venti grammi di erba paleserebbe agli occhi dell’opinione pubblica la terrificante assurdità dell’accaduto.

Certo che la gravità dei due eventi non è lontanamente paragonabile.

Però mi sembra indicativo di una complicità diffusa nel costruire dei bei cumuli di sabbia, per poi poterci ficcare più comodamente la testa dentro. Per agevolarsi.

l’identità e la tradizione

•5 Novembre 2009 • Lascia un Commento

identità

Io – ufficialmente – non ho mai fatto nemmeno un’ora di religione in tutta la mia carriera scolastica.

Già dalla scuola materna (perchè cercano di prenderti da piccolo), i miei previdenti genitori mi hanno segnata per l’ora di “attività alternativa alla religione cattolica”, spiegandomi – i miei genitori mi hanno sempre trattata da persona cervellodotata, anche quando ero una persona piccola, e non sarò mai loro abbastanza grata per questo, e per tante altre cose – che l’essere religiosa, e cattolica, avrebbe dovuto essere una scelta mia, e solo mia, che avrei dovuto prendere quando avessi avuto tutti gli elementi e la maturità per farlo.

Durante tutti gli anni della materna e delle elementari e delle medie, nell’ora “alternativa” ho fatto delle cose fighissime: un anno, la maestra delle elementari, ci fece “educazione alla pace”, un altro anno “ecologia”, un altro ancora leggemmo le biografie di personaggi chiave del ventesimo secolo, tipo Gandhi, Martin Luther King e Malcolm X. Alle medie un mini corso di “giornalismo”, uno di informatica in dos, di cui non ricordo praticamente nulla, e un anno “cinema”, cosa che credo abbia contribuito non poco – insieme alle perversioni del Pierlu, che mi faceva vedere 2001 Odissea nello spazio a sei anni – ai miei studi futuri.

Nel frattempo, per non far soffrire la nonna, che ci teneva molto, andai a catechismo, per via della comunione e della cresima. Sempre con la raccomandazione dei miei di continuare a pensare con la mia testa. Mi ricordo che, ovviamente, per un periodo, mi sentii molto cattolica. Dicevo le preghiere tutte le sere, e chiacchieravo amabilmente con Dio, prima di addormentarmi. Sono sempre stata convinta che avessimo un ottimo rapporto. Finchè, a un certo punto, una vocina molto insistente nella mia testa cominciò a dirmi che sarebbe molto bello se esistesse un aldilà, e un disegno superiore, e tutto il resto, ma il Big Bang e il caso e tutto il resto sono una spiegazione molto più credibile. Roba che, delle volte, non mi dispiacerebbe nemmeno poi tanto poter “credere”, ma proprio non ce la faccio. Magari andrò all’Inferno, ma almeno non avrò mentito a me stessa in cambio di un po’ di consolazione.

Poi alle superiori c’era un prete simpatico (sì, sono pochi, ma esistono) che faceva l’ora di religione, e siccome non c’era nessuna attività alternativa prevista per l’ora di religione, finivo per rimanere in classe a discettare con lui dei massimi sistemi, di Dio e della vita, e mi piaceva pure, e credo abbia giovato molto il fatto che lui mi trattasse da persona cervellodotata, appunto, e che rispettassimo le nostre convinzioni, senza cercare di convertirci a vicenda. Forse non dovrei dirlo, ma una volta pure lui convenne con me che l’ora di religione è una cagata, e infatti lui di religione cattolica, in classe, non parlava quasi mai. E nemmeno di tutte le puttanate cielline tipo il progetto di vita, etc. Era convinto che le donne avrebbero potuto benissimo fare le sacerdotesse, e che il voto di castità fosse una cosa inutile.

Ecco, ho divagato. Ripensavo a queste cose in questi giorni, dopo la sentenza della corte europea sul crocifisso e tutte le infinite discussioni nostrane che ne sono seguite. Che i cattolici non abbiano mai compreso il significato di “laicità” si sapeva. Ma io proprio non capisco cosa c’entri il crocifisso con il concetto di identità. A parte che a me dell’identità italiana o europea o venusiana o rettiliana o coloniale non può importarmene una cippa. Ma se proprio, ma santoilcielo, ma insegnate bene la storia, e non solo fino alla seconda guerra mondiale. O la geografia, che poi c’è gente che, se non fosse per il terremoto, non saprebbe dove mi è l’Abruzzo. Per non parlare dell’educazione civica, che non se la caga mai nessuno, e che dovrebbe insegnare cosa vuol dire essere un cittadino – cosa che, per quanto mi riguarda, è l’unica identità che mi interessi.

Per quanto riguarda l’identità religiosa, chiese e oratori (e anche i ciellini) sono ovunque. E per l’identità italiana, StudioSport, StudioAperto e la rubrica Gusto mi pare provvedano egregiamente.

Le altre cose che penso al riguardo, sono già state dette egregiamente qui.

clear eyes, full hearts, can’t lose.

•4 Novembre 2009 • Lascia un Commento

friday night lights

il nuovo campo da gioco

Two years ago, I was afraid of wanting anything.

I figured wanting would lead to trying and trying would lead to failure.
But now I find I can’t stop wanting. I want to fly somewhere on first class. I want to travel to Europe on a business trip. I want to get invited to the White House. I want to learn about the world.
I want to surprise myself. I want to be important. I want to be the best person I can be. I want to define myself instead of having others define me.
I want to win and have people be happy for me. I want to lose and get over it.
I want to not be afraid of the unknown.
I want to grow up and be generous and big hearted, the way people have been with me.
I want an interesting and surprising life.
It’s not that I think I’m going to get all these things, I just want the possibility of getting them. The possibility that things are going to change.
I can’t wait.

In occasione dell’inizio dell’insperata quarta stagione di Friday Night Lights, il saggio che Tyra scrisse per il college, nella penultima puntata della scorsa, bellissima, stagione.

Che è talmente zuccheroso da legare i denti, e banale e speciale come l’adolescenza. E proprio per questo così vero. Riflettendo insieme ad altri “colleghi” di Serialmente su come questa serie continui ad essere un ottimo esempio di quello che cerchiamo, e a volte troviamo, nella nostra passione di spettatori: un coinvolgimento totale ed emozionante in qualcosa che è così “altro” e, allo stesso tempo, così nostro.

solo un umile saluto

•2 Novembre 2009 • Lascia un Commento

alda merini

alda merini

… solo una fanciulla
piena di poesia
e coperta di lacrime salate…

Non so mai bene cosa dire o cosa fare, in questi casi, chè già la morte di per sè è un casino per le parole, figuriamoci la morte di qualcuno che non si ha mai nemmeno conosciuto.

Però penso sempre che, in qualsiasi caso, valga sempre la pena ricordare.

una crisi c’è sempre ogni volta che qualcosa non va

•31 Ottobre 2009 • 2 Commenti
crisi

c'è grossa crisi

Non che ce ne fosse bisogno, ma quest’anno alla Fiera ho visto la crisi. E i suoi effetti.

In parole povere, l’anno scorso ho fatto un sacco di soldi (non per me, ovviamente, ma per i miei datori di lavoro temporaneo), quest’anno no. Il risultato più immediato è che mi sono stracciata le palle che non ho, fissando il vuoto per ore ed ore: primo effetto della crisi.

Il secondo effetto della crisi, forse, chissà, potrebbe essere che alla prossima fiera ci saranno meno stand e quindi magari non mi chiameranno e quindi avrò meno soldi e quindi, anche volendo, non potrei spenderli in altri ipotetici stand. Cosa che non avrei comunque fatto, ma non è questo il punto.

Il punto è che, in ogni caso, crisi o non crisi, per me il fatto che la gente eviti di buttare via i soldi in cose inutili non sembra poi un male. E’ come quel discorso che mi faceva il mio amico del piddì – sempre lui – che fare un sacco di imballaggi e produrre un sacco di rifiuti va bene perchè crea posti di lavoro. A me sembra una stronzata.

Vabbè, ma lo sappiamo da un pezzo che il capitalismo non funziona.

Che poi, un altro effetto, questa volta positivo, della crisi è che più di un cliente si è messo allegramente a parlare con me di quanto il governo attuale faccia merda e ci stia portando tutti alla rovina. Cosa che, se non altro, mi rassicura sul fatto che, anche vestita da pinguina e con i taccazzi, mi si legge ancora in faccia la mia appartenenza sinistrorsa.

[Postilla che non c'entra una cippa: non parlerò mai più su questo blog della Juve, a meno che noi non si vinca un qualche scudetto e/o champion's league e/o qualche altra competizione sportiva.]

a me non piace il calcio

•29 Ottobre 2009 • 3 Commenti

un calciatore molto figo in svariati sensi

Poi uno dice “a me non piace il calcio”.

Ma come fai, se poi ti capita di essere in giro a bere il vino buono in compagnia, e all’improvviso ricordarti che c’è l’anticipo/posticipo/giorno della settimana random in cui si decide di piazzare una giornata di campionato così poi i giocatori sono spompati e prendono le bombe per tirarsi su e allora dopo le mamme dicono che pure il calcio rovina i giovani. [I giovani d'oggi sono rovinatissimi]. E allora pensare di andare in un pub a vedere almeno il secondo tempo, che entri e se provi ad immaginarla senza audio, la scena che ti si presenta è quantomeno surreale. Però l’audio c’è, eccome, e pure la birra, e i nervi tesi con gli occhi piantati sugli schermi

E di qua c’è la Juve che vince tre a zero con la Samp, e basta leggere quel 3 e quello 0 per allargarti un sorriso sulla faccia. Di là il Milan vince due a zero col Napoli, amen, non si può avere tutto. Ma come fai a dire “non mi piace il calcio” se, mentre sei lì col sorriso allargato sulla faccia e la birra gelata in mano, la Juve fa in tempo a segnare altri due gol, che sembrano un regalo. E quando poi la partita di qua finisce, quella di là continua, e il Milan vince ancora due a zero, no aspetta, due a uno, no aspetta: il Napoli pareggia nei cinque minuti di recupero.

Come fai a dire “non mi piace il calcio”, se basta così poco per essere immediatamente tutta allegra e frizzante, come un bicchiere di champagne.

Ecco, certo, forse per i milanisti non è stata proprio la stessa cosa.

mi piacciono le canzoni con i finali tristi

•27 Ottobre 2009 • 2 Commenti

winter is coming, foto di anna parini

winter is coming, foto di anna parini

A un certo punto l’autunno arriva, e non importa più quanto tempo ci abbia messo. Che non è solo questione di vento, di foglie arancioni, di pioggia e cieli grigi. E neanche di cioccolate calde, buio alle cinque, matite temperate e castagne sbucciate.

E’ come se la malinconia delle domeniche pomeriggio si nascondesse dentro le cose, bruciacchiandole agli angoli. Poi pensa se fra un mese o poco più ti tocca lasciare Bologna, dopo quasi tre anni densi di tutte quelle cose che a noi del Dams piace tanto mettere nel nostro primo film. E  densi anche di amicizie vere, e pure qualche amore – ma questo è un discorso troppo grosso per stare nel post di un blog.

Allora usciamo, nell’ultimo sabato pomeriggio in cui c’è ancora un po’ di sole, prima che si debba cambiare l’ora per fare arrivare più in fretta la sera. Usciamo e andiamo a bere una cioccolata calda al Bar Zamboni, che sarà anche un po’ fighetto, ma è stato pure il primo posto a Bologna dove sono andata a bere qualcosa, ora che ci penso. Una cioccolata calda con la panna e con dentro tutto il sapore tardoadolescenziale (eh, va beh,  sì,  è Brizzi…  ma che ci vuoi fare, sono a Bologna…) dei sabati pomeriggio in centro ai tempi del liceo.

In Feltrinelli per vedere se quell’articolo lì su Nocturno c’è davvero davvero, c’è Samuele Bersani proprio davanti alle riviste di cinema, verrebbe da dirgli “levati, chè devo controllare una cosa” ma non fa, con tutta la gente che gli fa le foto e chiede gli autografi. Allora andiamo all’Osteria del Sole, quel posto dietro Piazza Maggiore dove c’è un cartello con scritto “serviamo acqua solo con l’aspirina”, e nella strada inondata di luce gialla beviamo il vino buono seduti sui gradini, sgranocchiando via patatine e castagne, chè ormai è buio.

Più tardi, in quell’enoteca così dannatamente parigina, persa nei vicoli dalle parti di Via dell’Inferno, che fa tanto radical chic sfogliare l’Internazionale col sottofondo jazz, però accidenti se è buono questo vino, e ci sale quella brillantezza allegra di quando il vino è proprio buono, altro che quella porcheria del pakistano – sarà che stiamo invecchiando, come si diceva io e Gaia nel suo appartamento, proprio a Parigi, proprio qualche mese fa, stiamo invecchiando e ci piace il vino buono.

Domenica, le sveglie impazzite, la spesa, cucinare insieme con la colonna sonora di Radio Rock – ma cosa diavolo avrà poi di così speciale la musica degli anni Sessanta? – le lasagne, il tiramisù, i biscotti fatti in casa, il tè, Taboo, il fumo, i film, e la sera che, proprio come previsto, arriva più in fretta. E sì, anche le benedette primarie che eleggono un altro Bersani, mannaggia, preferivo quello di sabato, anche se stava tra me e le riviste.

Eh.

L’autunno a un certo punto arriva, e non è tanto questione di maglioni di lana, ombrelli, quaderni di scuola. Non è solo questione di violini, di fumo e di nebbia.

[Grazie a Giò, a Bologna, a Dente, a Gaia, a Parigi, a Guccini, a Carmen Consoli e a Verlaine.]

parole

•25 Ottobre 2009 • 6 Commenti

parole, parole, parole

parole, parole, parole

Trovo interessante che i termini più ricercati per arrivare al mio blog siano “Ghedini”, “testa di cazzo”, “merda” e “faccia nel culo”.

Termini che sono, per altro, sinonimi.

la seconda stagione di true blood

•24 Ottobre 2009 • Lascia un Commento

true blood - season two

true blood - season two

Dopo una prima stagione grondante sangue e metafore, torna sulla HBO True Blood, la serie tv che Alan Ball ha tratto dai romanzi della saga Southern Vampires di Charlaine Harris. Ambientato a Bon Temps, un’immaginaria cittadina della Louisiana, in un presente alternativo nel quale i vampiri sono tra noi, insieme ad ogni altra sorta di improbabili creature, lo show racconta principalmente dell’amore tormentato tra Sookie, cameriera telepate e mortale, e Bill, vampiro gentiluomo d’altri tempi (quelli della Guerra di Secessione, per essere precisi).

Il pericolo di naufragare nella zuccherosa melassa sentimentale alla Twilight è scongiurato grazie all’atmosfera sensuale, soffocante e appiccicosa del Sud degli States, costruita sui dettagli della cittadina e della variegata umanità che la popola. I personaggi meglio riusciti sono, inevitabilmente, quelli secondari: dall’imprevedibile cuoco spacciatore Lafayette all’arrabbiatissima barista Tara, passando per l’adorabile ingenuità della cameriera Arlene e l’impenetrabilità dal vampiro vichingo Eric, senza dimenticare l’incommensurabile stupidità del fratello di Sookie, Jason, talmente eccessiva da suscitare ondate di simpatia. Continua a leggere ‘la seconda stagione di true blood’

il leone e l’agnello

•19 Ottobre 2009 • 2 Commenti

happy ending

happy ending

Lo so, lo so che è come sparare sulla croce rossa, però sabato, reduci da un venerdì sera abbastanza intenso, abbiamo pensato bene di trasformare la “serata donne + pizza + commedia americana stupida” in “serata guardiamo Twilight e ridiamone”. C’è da dire che io e Giò andammo al cinema a vedere Twilight quando uscì, totalmente ignare di cosa ci aspettasse. Sì, ok, non viviamo in una caverna agli estremi confini del Circolo Polare Artico, due cose le sapevamo, ma non eravamo preparate a rotolarci tra le sedie del cinema sghignazzando come se avessimo fumato dieci canne.

Ieri, con la scusa di mettere in pari la terza coinqui, per poterla poi trascinare con noi a vedere New Moon, l’effetto è stato ancora più devastante.

  • Primo problema: la protagonista si chiama Isabella, abbreviato in “Bella”. Ne consegue che, ogni volta che un personaggio si rivolge a lei sullo schermo, io credo sempre di trovarmi, tipo, a Quarto Oggiaro, in mezzo a una compravendita di fumo tra tamarri. “Oh, Bella zio, cioè, tu non puoi capire come cazzo stavo ieri sera”. Quando la chiamano da lontano, invece, mi immagino un sudaticcio camionista che, passando per strada, la apostrofa: “Abbellaaaa!!!”
  • Secondo problema: la protagonista, Abbella, mi provoca zero empatia, anzi, a volerla proprio dire tutta, credo che un paio di ceffoni non potrebbero farle che bene. Voglio dire, all’inizio del film si porta in giro quest’aria afflitta perchè “che sfiga, mia madre si è risposata con un tipo simpaticissimo che mi adora, e anche mia madre mi adora, e anche mio padre, e arrivo nella nuova scuola e tutti subito mi adorano, e pure il figlio del capo indiano mi adora, e pure il capo indiano, e però io sono tanto triste perchè qui piove e tutto è bagnato”. Tesoro mio, la vecchia Rose DeWitt Bukater, per citare la tua omologa del mio periodo, era uno spirito libero e intraprendente intrappolato in una rete di convenzioni sociali soffocanti, con una madre stronza, e costretta a sposare un imbecille per convenienza. Smettila di lagnarti, fai un giro sul Titanic e poi ne riparliamo.
  • Il protagonista maschile, Edward Cullen (ma con tutti i nomi affascinanti che ci sono, proprio Cullen? Vabbè…), è obiettivamente un bel figliolo, e fin qui nulla da eccepire. Palliduccio, è vero, ma con dei bei capelli molto spumosi. Il problema – e forse il problema è anche del doppiaggio italiano, non so, ma, ecco, Twilight non è certo uno di quei capolavori che bramo vedere in lingua originale – è che parla sempre come se gli stesse scappando tantissimo la cacca. Capisco che sia un’anima tormentata, lacerata tra una natura di assassino predatore e un forte desiderio di umanità. Però che sofferenza. Alla fine del film mi sentivo stanca per lui, a furia di tenere tutti i nervi così in tensione.
  • E’ un film d’ammore, giusto? Nulla contro i film d’ammore, li adoro. Sono un’anima romantica, io. Però una scena fondamentale, nei film d’ammore, è quella del primo incontro tra i due amanti. Okay, prima c’è la scena in cui si vedono per la prima volta, e qui lui si muove al rallentatore, come da copione. Benissimo. Un po’ meno chiaro mi è il perchè i capelli di Abbella siano sempre scarmigliati dal vento, anche in sala mensa. Ma vabbè. Però poi i due si incontrano, nell’aula di biologia. Chi ha visto il film non avrà potuto trattenere le risate, perchè Abbella puzza. Sì, sì, puzza tantissimo, tanto che il povero Edward è costretto a tenersi una mano sulla bocca e sul naso, con aria disgustata. E poi scappa via a vomitare. Io non mi capacito di come abbiano potuto girare questa scena. Cioè, quante volte avranno dovuto rifarla? Io non sarei riuscita a restare seria. Mai.
  • Abbella sbava. Per tutto il film. Ogni volta che entra in scena il Cullen, lei inizia a sbavare e a respirare forte, e a emanare ormoni. Lo guarda ammutolita e sbava, e respira, e sospira, e sbava. Andiamo, un po’ di dignità! Ho capito che è figo, sorella, anch’io sbavo quando al capitano Apollo cade per sbaglio l’asciugamano, ma se me lo trovassi davanti, cercherei perlomeno di non farmene accorgere. Sbaverei interiormente, tratterrei lo svenimento e mi prodigherei nel tentativo di conquistarlo con il mio irresistibile senso dell’umorismo e la mia effervescente personalità! Mioddio, il set sarà stato tutto umidiccio di saliva.
  • Abbella e il Cullen si amano. Così, perchè devono. Perchè a un certo punto della sceneggiatura c’era scritto “Abbella e il Cullen si amano” e così loro si amano. Prima però c’è l’altra scena esilarante in cui lei ci insegna come si cercano su Google informazioni sui vampiri. Come se il mondo intero non parlasse di vampiri da secoli, come se Bram Stoker, Murnau, Bela Lugosi, Christopher Lee, Herzog, Coppola, Brad Pitt, Tom Cruise, il conte Dackula, Gary Oldman, Blade, Buffy, Dampyr e il conte Vlad non fossero mai esistiti. “Mmm… dunque, aspetta… tu non mangi mai, sei palliduccio, freddo come la morte, velocissimo, fortissimo, leggi nel pensiero, prendi le mele al volo, guidi una Volvo e non esci mai se non è nuvolosissimo… aspetta… ce l’ho sulla punta della lingua…” No, in effetti ti capisco, Abbella, questa cosa che il Cullen se ne va in giro di giorno avrebbe tratto in inganno chiunque. Il fatto è che la Meyer aveva ordinato per sbaglio cinque quintali di gloss glitterato e non sapeva cosa farne, così ha pensato bene di inventarsi questa cosa che i vampiri alla luce del sole sbrilluccicano. Nel caso qualcuno avesse pensato di trarre dei film dai suoi libri, avrebbe saputo come disfarsi dell’incauto acquisto.
  • Dunque, si amano, e saltabeccano sui rami degli alberi, molto molto in alto, e per fortuna che Abbella non soffre di vertigini, se no sai che vomito. Poi, bè, il resto è storia. A un certo punto tutta la famiglia Cullen decide di andare a giocare a baseball, e il baseball dei vampiri è divertentissimo, perchè lanciano le palle lontanissimo e corrono velocissimo. In pratica, non si capisce una cippa, ma vabbè, tanto è baseball, sarebbe noioso in ogni caso. Poi arrivano dei vampiri cattivi, e siccome Abbella si porta sempre un ventilatore appiccicato alla schiena, propaga la sua puzza il suo forte odore di gustosissimo sangue ovunque, e il vampiro più cattivo di tutti i vampiri cattivi decide che si vuole sbranare Abbella, proprio lei e nessun’altra, e qua finalmente cominciano a succedere delle cose – banali e prevedibili, ma almeno succedono – però mancano solo quindici minuti di film, per cui succede tutto rapidissimamente; alla fine si ritrovano tutti sul set di una puntata di Smallville e il vampiro cattivo muore, molto sfocato e in lontananza.
  • Abbella, a questo punto, non ce la fa più, perchè in tutte le due ore di pellicola lei e il Cullen si sono scambiati un solo misero bacio, al termine del quale, tra l’altro, il Cullen si è scagliato contro il muro, probabilmente sopraffatto dalla di lei puzza. Trascinandosi dietro il suo ormone di cinquantacinque chili, Abbella implora il Cullen di farla diventare vampira, così finalmente potranno trombare vivere per sempre insieme felici e contenti. Però lui niente, perchè la ama così com’è, e poi finalmente il film è finito e può correre in bagno a fare la cacca.

Ecco, sono ben consapevole di non aver scritto, qui, nulla di nuovo. Twilight si presta alla parodia più di qualunque altro film adolescenziale che io ricordi, e sono certa che gente più geniale e spiritosa di me abbia avuto modo di satireggiarlo a dovere, da un annetto a questa parte. Volevo solo dire che, aldilà delle apparenze, questa non è una presa per il culo gratuita e anche un po’ facile della passione di migliaia di teenager. La mia camera è stata tappezzata del faccino di Leo DiCaprio troppo a lungo, e ancora mi piace da impazzire sdilinquirmi per storie di amori impossibili e tormentati.

Il fatto è che, in Twilight, mi sembrano mancare proprio le basi dell’appassionante storia d’amore adolescenziale: il figo di turno è solo figo e basta, i due si amano perchè devono amarsi, praticamente non si scambiano mai una parola. Non limonano duro, e non voglio buttarla sempre sul sesso, però il sesso è fondamentale nei film adolescenziali, perchè in quel periodo lì si pensa al sesso mediamente sempre. E poi – il difetto secondo me più grave, oltre alla trama raffazzonata a caso, ma si sa che in questi casi la trama è l’ultima cosa a contare – è che la protagonista è intollerabile. Non sarei mai e poi mai riuscita ad immedesimarmi in una tizia che non fa niente di niente, che non è intelligente e autonoma, che non ha delle caratteristiche particolari, che sta lì a sbavare e ad aspettare di essere salvata. Poffarbacco, io mi immedesimavo in Baby di Dirty Dancing, una che imparava a ballare in una settimana, che saltava addosso a Patrick Swayze (RIP), che mandava a cagare famiglia e reputazione su due piedi e che faceva la presa dell’angelo da dio, sempre per rimanere in tema “film adolescenziali porcheria”.

Insomma, come da immagine, non posso che invocare Buffy, perchè risolva la situazione.

[Grazie a Giò per l'ispirazione, le risate, e tutto quanto.]